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Area 120: L’incubatore di Startup di Google

Area 120: è questo il nuovo nome del progetto che dovrebbe essere lanciato a breve da parte di Google, il cui scopo sarà uno solo: evitare che idee brillanti possano passare alla concorrenza.

Un progetto utile per Google

Google pare ci tenga tantissimo ai suoi dipendenti, molto di più di quanto si possa immaginare.

Ma l’affetto risulta essere reciproco oppure no?

Seppur sia stato ripetutamente riportato su diversi quotidiani, come il Fortune, che l’azienda della grande G sia il miglior posto dove prestare servizio, sembra che gli impiegati non siano molto soddisfatti dell’azienda stessa, al tal punto da voltarle le spalle.

Ma cosa accade quando, un dipendente particolarmente brillante abbandona Google?

Esso decide di prestare servizio in altre aziende concorrenti di Google e di rendere reali quei progetti che, magari, non sono stati presi in considerazione dalla stessa azienda.

Per questo, la stessa azienda di Google, ha ben pensato di blindare i suoi dipendenti: ma in che modo?

Semplicemente creando un’area che sarà interamente dedicata alle startup, che prenderà il nome di Area 120, secondo quanto riportato dal sito The Information.

Il progetto di Google sarà mirato ad uno scopo ben preciso: evitare che, i grandi cervelli che lavorano per l’azienda, possano di punto in bianco voltarle le spalle e offrire un servizio per la concorrenza, creando programmi che avrebbe potuto sfruttare proprio Google.

Come funzionerà l’incubatore di startup

Il progetto Area 120, che per ora rimane un’indiscrezione, avrà un funzionamento particolare, sempre secondo quanto riportato dalla rivista e sul sito web di The Information, permetterà ai dipendenti che hanno una particolare idea, di poterla trasformare in realtà.

Chi decide di creare nuove startup, dopo aver ricevuto il permesso da parte di Google, si stabilirà nei nuovi uffici di San Francisco, dove potrà rimanere per alcuni mesi.

Durante questo lasso di tempo, grazie al business plan ed al progetto personale, nonché grazie ai fondi che verranno forniti dalla stessa Google, i dipendenti potranno lavorare sulla loro idea e svilupparla, cercando di rendere reale il progetto che gli stessi dipendenti hanno proposto all’azienda.

Se il progetto dovesse andare in porto, la nuova azienda potrà effettivamente vedere la luce, ma sarà strettamente collegata a Google: questa quindi avrà poca indipendenza ma, nel contempo, potrà crescere sotto il punto di vista del profitto e potrà anche ottenere ulteriori fondi per potersi sviluppare e migliorarsi col passare del tempo.

Per ora però si parla solo di un eventuale progetto ponderato da parte di Google: non vi sono dati concreti che permettono di avere la certezza che, questa particolare tipologia di progetto, possa divenire reale al cento per cento.

Chi saranno i responsabili

Se Area 120 dovesse vedere per davvero la luce, a capo del progetto verranno posti Don Harrison e Bradley Horowitz, ovvero due delle figure storiche che operano per Google.

Il loro compito sarà abbastanza semplice: seguire, passo per passo, il processo di creazione della startup ed eventualmente apportare delle modifiche al suddetto, in maniera tale che i dipendenti, che hanno avuto l’idea, possano evitare di commettere degli errori che potrebbero essere tutt’altro che piacevoli da affrontare.

Ma i due manager, che verranno posti al commando di Area 120, non hanno espresso alcun commento, segnale ulteriore che, il progetto delle startup fatte in casa da Google, risulta essere ancora virtuale e non vi sono degli elementi concreti che possano permettere di parlare di un progetto reale pronto ad essere realizzato in tempi assai rapidi.

Gli errori passati di Google

Google ha deciso quindi di correre ai ripari per evitare ulteriori e clamorosi addii che potrebbero far mangiare le mani ai responsabili massimi dell’azienda.

Soltanto pochissimo tempo fa, dopo l’addio di Instagram, il popolare social network, che in passato apparteneva a Google, è riuscito a risorgere dalle sue ceneri ed a generare un grandissimo profitto, che ha fatto pentire i responsabili di Google di essersi lasciati scappare l’occasione di monetizzare sfruttando appunto tale progetto, che è valso milioni di dollari ai suoi fondatori.

Regina Dugam

Anche l’abbandono di Regina Dugam è stato un colpo basso per Google: l’ex dipendente delle tecnologie dell’azienda, ora in forza presso Facebook, è riuscita ad apportare delle migliorie al social network, permettendogli di ottenere un’ulteriore ondata di successo senza precedenti.

E come scordarsi anche di Alphabet, che dopo essersi staccata da Google, è riuscita a riorganizzare perfettamente la propria azienda, riuscendo a portare il fatturato a venti milioni di dollari nella prima parte del 2016, circa il venti percento in più rispetto al 2015 quando apparteneva a Google.

Proprio tutta questa serie di passi falsi, commessi con ingenuità da parte di Google, hanno permesso alla stessa azienda di pensare di creare un progetto tanto semplice quanto innovativo quale Area 120, utile per evitare altri clamorosi errori nati, in alcune occasioni, dalla poca pazienza mostrata dalla stessa Google.

Solo il tempo sarà in grado di dire se, il progetto Area 120, diverrà reale oppure se rimarrà un progetto virtuale e se l’azienda si farà scappare dalle mani altri progetti interessanti come quelli prima citati.

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Google Science Fair 2016

Si sono aperte lo scorso 21 Febbraio 2016 le selezioni per la partecipazione alla ‘Google Scienze Fair 2016’, contest annuale lanciato da Google al fine di scoprire giovanissimi talenti provenienti da tutto il globo. L’obiettivo è quello di mettere le conoscenze, la creatività e la voglia di cambiare dei giovani al servizio di progetti scientifici in grado di migliorare la vita e il nostro pianeta. Un intento sicuramente ambizioso, ma soprattutto un’ottima occasione per valorizzare le giovani menti e incentivarle a perseguire alti obiettivi in campo scientifico. La competizione è destinata a raccogliere adesioni proprio là dove Google è nato ed esiste: il web. I destinatari sono ragazzi di qualunque nazionalità, di età compresa tra i 13 e i 18 anni, che potranno presentare il proprio progetto individuale o di gruppo attraverso il sito ufficiale dell’iniziativa ( https://www.googlesciencefair.com/it/ ). Nel pieno spirito altruistico del contest, volto a migliorare il mondo grazie alla scienza e a stimolare i talenti di tutto il globo alla ricerca e all’innovazione, si tratta di una competizione gratuita e aperta a tutti, pur nel rispetto dei limiti di età indicati dal bando.

Google Science Fair è un progetto sostenuto da numerosi partner: si affiancano a Google Virgin Galactic, LEGO Education, Scientific American e la famosa rivista National Geographic. Basta un’occhiata al portale dedicato al contest per avere un’idea dell’approccio e degli intenti di questo straordinario progetto, che si propone soprattutto di incentivare un nuovo modo di vedere e di vivere la scienza. Alcuni utili strumenti sono posti a disposizione degli aspiranti partecipanti, che potranno iniziare a ricercare l’ispirazione giusta per la propria idea proprio a partire dal sito. L’invito, infatti, è quello di far partire la ricerca dalle esigenze concrete del mondo che ci circonda, aiutandosi – se necessario – con il ‘Generatore di idee’ messo a disposizione sul portale. Sulla base di alcuni parametri – come le passioni dell’utente, l’ambito di ricerca che si intende esplorare e le competenze specifiche – il Generatore sarà infatti un tool particolarmente utile per chi intende valutare le proprie idee ancora in fase embrionale e iniziare a gettare le basi per il proprio progetto.

L’iniziativa lanciata da Google ha visto la luce nel 2011, raccogliendo – ad oggi – un’innumerevole schiera di progetti scientifici di estremo successo, presentati dalle più brillanti giovani menti del pianeta. Da nuovi e avveniristici linguaggi di programmazione, fino a cure che potranno rivoluzionare alcuni campi della medicina, tutti i progetti dimostrano come la scienza possa essere applicata in maniera sorprendente a ogni campo del sapere, apportando benefici concreti alla realtà che ci circonda. Come spiegato da Olivia Hallisey (16 anni), vincitrice assoluta della scorsa edizione della competizione, questa proposta lanciata da Google è prima di tutto un’importante occasione per fare la differenza nel mondo. Il suo progetto, concepito proprio durante l’apice dell’ultima epidemia di Ebola, propone l’utilizzo delle proteina della seta per la conservazione a temperatura ambiente del test che consente il rilevamento precoce della malattia. Fino a questa scoperta, il test doveva essere mantenuto in refrigerazione costante per non pregiudicarne l’efficacia, innalzando a dismisura i costi per il trasporto e rendendo molto difficile l’utilizzo di questo metodo di diagnosi in maniera tempestiva e capillare. Una dimostrazione, insomma, di come la passione per la scienza, unita alla voglia di migliorare il mondo, possa portare a risultati sorprendenti ed essenziali per salvare molte vite umane.

Il termine ultimo per la presentazione dei progetti è il 18 maggio 2016, data a partire dalla quale tutte le proposte saranno sottoposte all’accurato vaglio della giuria. Giornalisti scientifici, esperti, ingegneri e scienziati sottoporranno a una selezione le idee, valorizzando le più straordinarie e innovative fino a decretare finalisti e vincitore assoluto. Saranno premiate competenze, creatività, accuratezza, ma soprattutto la capacità di regalare al mondo un concreto miglioramento attraverso gli strumenti dati dalla scienza. Tra i giurati sarà presente la stessa giovanissima Olivia Hallisey, che passerà il testimone al nuovo vincitore. Il talento e l’idea più meritevoli saranno premiati con una borsa di studio del valore di 50.000 dollari, messa in palio da Google per sostenere gli studi e la ricerca del vincitore. Altri premi, costituiti da borse di studio e di programmi di mentoring personalizzati, saranno invece messi in palio dagli altri partner della competizione e distribuiti ai migliori finalisti sulla base del campo di indagine delle rispettive idee.

Per partecipare a Google Science Fair non resta altro da fare, quindi, che iniziare a esplorare il sito ufficiale e lasciarsi ispirare dalle storie di talento e passione per la conoscenza che questa competizione è stata in grado di ispirare. Un’apposita sezione del sito è dedicata a insegnanti e adulti, perché trovino gli strumenti giusti per incoraggiare i più giovani a ricercare il cambiamento e guidarli in questa grande impresa. Suddivisi per fasce di età, a questo scopo sono messi a disposizione fogli di lavoro e piani di studio da proporre agli studenti per alimentare la voglia di scoprire e regalare loro gli strumenti di conoscenza necessari per farlo. Spirito di osservazione, genuina passione per la scienza e l’intuizione naturale che spesso accompagna le menti più brillanti faranno il resto: Google apre le porte ai talenti di tutto il mondo, perché, come recita il claim che accompagna la campagna che rende nota al pubblico la competizione, ‘La scienza è ovunque, l’ispirazione è ovunque’.

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Matt Cutts

Matt Cutts in congedo da Google: fino ad ottobre o per sempre?

Il responsabile dello spam del colosso di Mountain View, Matt Cutts, ha annunciato nel suo On Leave di prendersi una pausa da Google. Una decisione che subito ha fatto il giro del web, lasciando l’amaro in bocca a molti appassionati degli algoritmi del più celebre motore di ricerca.

In un breve messaggio/intervista, Matt Cutts, annuncia così la sua decisione di prendere un congedo di qualche mese (forse fino ad ottobre): “dopo quasi 15 anni mi piacerebbe dedicarmi a mia moglie ed essere presente per lei. Stiamo andando a prendere una pausa per un paio di mesi. Il mio congedo inizia la prossima settimana. Attualmente ho in programma di andare via fino ad ottobre. Grazie a tutta la squadra di ingegneri e combattenti spam, il team webspam è in mani sicure. Scherzi a parte, sono molto più bravi a combattere lo spam di me, quindi non preoccupatevi su questo”.

Ragioni dunque apparentemente familiari, quelle che hanno spinto il responsabile spam di Google di abbandonare la direzione del centro antispam, che comunque non vedrà alcuna interruzione nello sviluppo e nella ricerca. Una decisione che, ci tiene a sottolineare, non ha nulla a che vedere con altre ragioni, se non quella di prendere un po’ di tempo libero e adempiere alla promessa familiare fatta alla moglie.

Sarà la pausa più lunga che Cutts ha mai preso da Google da quando ha iniziato la sua esperienza lavorativa nel 2000 e da quando ha iniziato sovrintendere alla squadra di spam web nel 2004. Una decisione che, sempre secondo Cutts, è arrivata in ritardo.

Il dirigente Google, riferisce che tornerà a lavoro già a ottobre di quest’anno, ma precisa che in questo periodo di “vacatio” non controllerà qualsiasi e-mail di lavoro.

Il “caso” Cutts non è l’unico nel mondo del web ad avere destato tanto clamore. Già nel 2008 la notizia che Bill Gates era pronto a lasciare Microsoft, aveva fatto il giro del mondo; una decisione presa per dedicarsi a tempo pieno alla Bill & Melida Gates Foundation. Ben 6 anni di latitanza che lo hanno comunque portato nel febbraio di quest’anno a tornare con il ruolo di consulente tecnologico Microsoft.

E che dire del CEO di Apple, Steve Jobs, quasi bistrattato per poi tornare alla ribalta e far diventare la sede di Cupertino una fra le più innovative.

Scelte che hanno portato i principali cervelloni del web a ripensare se stessi e tornare con più grinta di prima. Che anche questa volta non sia il caso di Matt Cutts?

In attesa, l’auspicio è quello di vedere Cutts in giro per il mondo a tenere conferenze e convegni per appassionati di internet, e non solo. E chissà se non sia anche il caso di vederlo in Italia così come già fatto da altri illustri, primo fra tutti il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg.

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notifiche in analytics

Novità, le notifiche di Analytics

Da stasera ho notato una new entry in Analytics, infatti sono arrivate le notifiche

Somigliano per tipo ai suggerimenti/notifiche in Adwords e si presentano con il campanellino come anche in Google Plus, ma l’iconcina con il numero è gialla, come potete vedere dall’immagine

Quale ulteriore trama si nasconde in questa nuova funzionalità ? 🙂

Le recenti teorie complottistiche che si stanno diffondendo in questi giorni in Google Plus ai danni di Google, fanno sorgere spontanea la domanda, anche se ritengo che in effetti un po’ di utilità c’è.

Al momento, nello screenshot che allego vedete che a me segnala la non presenza di conversioni. Diciamo che in questo caso l’utilità è abbastanza marginale, ma in altri casi, e con la giusta gestione, credo invece possa diventare un ottimo alleato di siti ad altissimo traffico con diversi alert per vari tipi di abbiettivo.

E tu? Come userai questa funzionalità?

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Novità da Google Drive

Nuovo aggiornamento per Google Drive

Google Drive è il servizio di web storage fornito gratuitamente da Google e introdotto nell’aprile del 2012. Permette agli utenti di editare, condividere e depositare numerosi tipi di documenti, compresi quelli creati utilizzando Google Docs (concorrente diretto di Microsoft Office).

Può essere utilizzato sia direttamentesul web, collegandosi via browser all’indirizzo drive.google.com, oppure scaricando l’applicazione dedicata e installandola sul proprio terminale, pc o mac, con la possibilità di sincronizzare i contenuti delle cartelle in locale con quelli delle cartelle in remoto.

Ha una capacità di archiviazione complessiva di 15 Gb, comprensivi, oltre allo stesso spazio allocato per Google Drive, anche dello spazio di Gmail e di Google+ foto. Naturalmente esistono soluzioni a pagamento per aumentare la capacità degli archivi fino a un massimo di 1 Tb, con un canone mensile variabile a seconda dell’entità richiesta.

L’ultimo aggiornamento rilasciato in ordine di tempo prevede un upgrade degli elementi della interfaccia utente (UI) nella gestione dei files che risulta così decisamente più moderna, più veloce e più facile da utilizzare, in un’ottica che guarda sempre di più all’utilizzo anche di questi servizi su tutti i dispositivi (tablet, smartphone, computer), così da permettere all’utente di essere libero di poter gestire i propri documenti con qualsiasi strumento e in qualsiasi parte del mondo si trovi.

È stata abbandonata la barra superiore, da molti giudicata obsoleta, e sostituita con l’anteprima dei documenti archiviati in versione griglia o elenco, impostabile di volta in volta direttamente dall’utente. Inoltre è stata inserita una plancia di comando con numerosi bottoni che rendono la gestione dei documenti immediata e sicuramente di più facile gestione.

Ora i documenti possono essere visualizzati in un’anteprima a thumbnail, permettendo a prima vista di visualizzarne il contenuto, modifica che sicuramente sarà utile quando dobbiamo avere sott’occhio tutti i contenuti dell’archivio e delle cartelle, soprattutto se si tratta di immagini.

Il campo “ricerca” è stato potenziato e spostato in una posizione di primo piano. È stata rivista anche l’impostazione grafica del tasto “Crea” (o “New” nella versione in inglese), con il menù a tendina che presenta le tipologie di documento da creare notevolmente migliorato.

Con un semplice click possiamo vedere i dettagli di un file e delle attività ad esso collegate. Per selezionare più documenti contemporaneamente non è più necessario spuntare la casellina corrispondente, ma basta selezionare direttamente il/i file(s), con la possibilità di trascinarlo/i da una cartella all’altra utilizzando il metodo drag & drop.

Un aggiornamento che piace già a molti, come si può verificare dai commenti sul profilo ufficiale di Google+


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John Mueller

L’authorship sparirà dalle SERP di Google

Solo pochi mesi fa Google portava sul mercato un’importante novità nella visualizzazione dei risultati di ricerca delle proprie pagine. Grazie infatti alla possibilità di associare ai siti e blog la paternità degli stessi, Google mostrava a fianco delle SERP l’immagine del webmaster e dell’autore dei contenuti, nonché il numero di cerchie ad esso associate. Un’innovazione che nelle prime battute sembrava non avere colpito più di tanto gli internauti ma che in breve tempo aveva fatto strada: infatti l’associazione di un volto ad un contenuto ha creato in breve tempo un’inconscia fiducia nei navigatori della rete, stimolati a cliccare molto di più sui link con l’authorship visibile.

In termini numerici si è stimato, in questi mesi, un aumento medio delle visite con authorship legato al sito di circa il 25%, con grande vantaggio per chi si è adoperato a curare non solo i contenuti dei blog gestiti ma anche le interazioni sul social del colosso Californiano. Tutto inutile, tutto da resettare: sono bastate poche righe di un post dal profilo G+ di uno dei più apprezzati Webmaster Trends Analyst di Google, John Mueller, per cancellare tutte queste convinzioni. Mueller spiega come, nell’ottica di mantenere chiara e pulita la visualizzazione dei risultati di ricerca, siano essi tramite pc o sistema mobile, l’azienda abbia deciso di eliminare la foto del profilo e le cerchie di Google+ associate al link di riferimento.


Un’uscita inaspettata che lascia perplessi tutti i webmaster che negli ultimi periodi hanno investito tanto nella profilazione online. Le preoccupazioni principali fondano le radici nella convinzione che il “ritorno al passato” promosso da Google faccia perdere quella quota di visitatori tanto sudata e conquistata attraverso la fiducia veicolata dall’authorship. Anche su questo aspetto il breve post di Mueller cerca di rassicurare il pubblico interessato comunicando che dalle analisi condotte, il comportamento degli utenti, quantificato in click-through, con questa nuova, o meglio vecchia, grafica non mostra scostamenti rilevanti.

Sarà, ma dalle prime indiscrezione che trapelano sulla rete, questa convinzione non è così radicata, anzi. Già si ipotizza che il danno alle performance delle “pagine con la faccina” sarà elevato, azzerando tutto ciò che l’authorship, in questi mesi, ha creato. Quella che probabilmente doveva essere la frontiera del 3.0 delle SERP Google rischia di diventare un pericoloso balzo all’indietro che non soddisfa per nulla gli utenti del web. Staremo a vedere come la progressiva dismissione del setup attuale impatterà in termini di traffico e se le stime improvvisate, ma allarmanti, saranno o meno smentite.

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Immagine Google I-O Extended 2014

Google IO Extended 2014 – Diretta Streaming

Google IO Extended 2014 è sicuramente uno degli eventi di punta del colosso americano Google, al quale contribuiscono con i loro interventi numerosi dei tecnici e scienziati del gruppo di lavoro dell’azienda di Mountain View.

Quest’anno la manifestazione è suddivisa in due giornate, il 25 e il 26 giugno, dense di convegni, incontri formativi e occasioni di confronto fra addetti ai lavori e appassionati, siano essi designers o sviluppatori.

La location prescelta dagli organizzatori è il Moscone West Convention Center a San Francisco in California, negli Stati Uniti, e sarà possibile seguire l’intera manifestazione in diretta streaming

Fra gli argomenti affrontati grande spazio è ovviamente riservato alla presentazione delle nuove tecnologie sviluppate dai tecnici di Google e l’anteprima delle novità che verranno rilasciate nei prossimi mesi. Il ricco programma della manifestazione prevede un calendario fitto di incontri, seminari e convegni, ai quali è possibile assistere in qualsiasi parte del mondo ci si trovi, grazie alla già citata diretta streaming.

Si comincia alle 18:00 (ora italiana, alle 9:00 di mattina ora locale di San Francisco; d’ora in poi utilizzeremo sempre l’ora italiana), con la “Keynote”, una conferenza di due ore che rappresenta il punto focale della manifestazione, proprio perché all’interno di questo lasso di tempo vengono presentate tutte le novità e le anteprime provenienti dai laboratori di Google.

Negli incontri successivi, dalle 20:00 in poi del 25 e nella giornata del 26, sono affrontati diversi argomenti: da come configurare l’ambiente di sviluppo Android utilizzando Android Studio e Gradle (con esperti di Android), a come imparare a utilizzare la piattaforma Google Cloud e gli strumenti open source per anticipare il futuro (tecnologicamente parlando), dall’accessibilità dei componenti web al power sessions di Google Play e molto, molto altro.

Tra gli speaker della Google IO Extended 2014

  • Puneet Ahira Moonshot Evangelist per Google
  • Megan Smith Entrepreneur, VP Google
  • Braden Kowitz e John Zeratsky Design Partners, Google Ventures
  • Dave Hogue Manager, UX Design, Google
  • Ratna Desai UX Lead & Manager, Shopping Express, Google
  • Alley Rutzel UX Manager, Google

Sarà possibile vedere anche successivamente tutti i video del Google IO Extended 2014 a questo link

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Google Domains

Google Domains, Cura una penalizzazione manuale trasferendo un dominio su Google

L’azienda già leader mondiale del web ha deciso di lanciare un nuovo servizio, al momento in versione beta, che le permetterà di rafforzare la sua posizione già assolutamente predominante nell’affollatissimo mercato sempre in crescita e in evoluzione dell’internet. Il servizio si chiama Google Domains e, come si può ben facilmente intuire dal nome, permette a chiunque di acquistare e gestire i nomi dei domini web (per ora su invito, ma come molti dei progetti Google presto sarà probabilmente a registrazione libera)

Questo significa che Google, con Google Domains, si appresta a rafforzare la sua posizione di protagonista assoluto di un monopolio già da anni sua essenziale prerogativa, un monopolio che si riflette in questo caso su tutti gli aspetti relativi all’acquisto del nome, all’impostazione e alla gestione di un sito internet, compresi, ovviamente account di posta elettronica e supporto nella realizzazione delle pagine web.

Acquisto del nome Acquisto del nome

Questo segna sicuramente una svolta in questo settore, un po’ come è successo quasi sempre quando Google ha proposto uno dei suoi numerosissimi servizi. Gmail per esempio, il suo servizio di posta elettronica, è in poco tempo diventato il servizio di posta elettronica più utilizzato in assoluto, così come quando ha proposto il browser Chrome (al momento il browser più utilizzato a livello mondiale con una fetta di quasi il 60% del mercato) e tanti altri servizi.

Servizi Google Domains Servizi Google Domains

Considerazione finale su Google Domains

Ma c’è una piccola questione da non sottovalutare. Il pericolo reale è che, a tutti gli effetti, si creerebbe (se in effetti non già è successo!) un monolitico monopolio che, se da un lato, per fortuna, favorisce e va incontro alle esigenze dell’utente finale (sia esso utente privato o azienda), perché è messo sempre di più nella condizione di usufruire di servizi ottimi e soprattutto economici, dall’altro lato crea un colossale accentramento di potere nelle mani di un unico player, Google appunto, che offre servizi altamente qualificati (pensiamo a Drive, a Gmail, ad Adwords), spesso gratuiti, ma che si appresta a occupare sempre di più una posizione di assoluto (meritato?) privilegio nel web, escludendo automaticamente qualsiasi altro concorrente in (quasi) tutti i settori in cui va a operare.

A tutti gli effetti e con ogni probabilità Google si appresta a diventare leader quindi anche nel mondo dei providers, proprio grazie a Google Domains, lasciando probabilmente indietro tutti gli altri competitors, siano essi piccole realtà locali o grandi aziende che operano a livello mondiale (primo fra tutti l’attuale leader di settore, l’americano Go Daddy). Vedremo come Google saprà gestire quest’enorme possibilità (e responsabilità), poiché da questo, in un certo senso, dipende anche il futuro del web.

AGGIORNAMENTO

Subito dopo l’uscita del servizio, sono usciti molti rumors e le testate di settore e non solo, hanno fatto a gara per scrivere il titolo più assurdo.

Nel frattempo, su Google+, Maurizio Ceravolo innescava una simpaticissima diatriba su quali potessero essere i titoli a favorire il CTR 🙂


Uno di questi è diventato il titolo del presente post, su gentile concessione di Maurizio

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Satelliti Google by gizmodo.fr

Google : in arrivo 180 satelliti per dare internet a tutti

Investimento miliardario da Google per creare una rete onnipresente

Non stupisce, o forse solo un poco, la notizia che sta circolando da qualche tempo e che vede impegnata Google.

Non sono voci di corridoio quelle che recitano che il colosso statunitense abbia deciso di investire un miliardo di dollari per lanciare nello spazio, ben 180 satelliti che permetterebbero ad internet di raggiungere ogni parte del globo.

La notizia è stata riportata per prima dall’eminente Wall Street Journal che ha indagato sui rumors provenienti dal team di Larry Page circa il progetto di indubbia portata storica.

Nessuna flessione, quindi, per Google nonostante la sentenza divenuta operativa che permette all’utenza, compilando un modulo online, di chiedere la cancellazione dei suoi dati all’interno del motore di ricerca più famoso al mondo e che aveva creato un attimo di imbarazzo a Google.

Non che questa sia una contromossa ma certamente, una progettualità di questa portata, non ha fatto felice i suoi diretti competitor.

Il piano è molto semplice: Google investirà questa ingente cifra per permettere la messa in orbita di 180 satelliti che garantiranno la connessione internet a tutto il pianeta in special modo in quelle zone del mondo dove il segnale non è ancora giunto o è altamente deficitario.

Il tutto è stato affidato al fondatore della O3b Network, Greg Wyler, che con questa startup sta lavorando alla copertura globale della rete e che l’acronimo O3b sta per Other 3 Billion!

Sempre secondo il Wall Street Journal, l’operazione non farebbe alcun riferimento al Project Loon, ossia il progetto di Google che si basa su di una teoria di palloni aerostatici che devono portare internet nelle zone più remote del pianeta.

Anche se i due progetti sono nelle intenzioni somiglianti, sono perfettamente autonomi l’uno dall’altro tanto più che i satelliti previsti di piccole dimensioni e del peso di circa un quintale, comunque orbiterebbero ad una altitudine inferiore a quella dedicata ai satelliti commerciali, in modo da rendere più veloce il tempo di ping della rete.

La ragione di Google è presto detta: non vuole perdere terreno sulla copertura globale di internet rispetto al suo principale concorrente.

Anche Zuckenberg con il suo Facebook, pare si stia occupando di un progetto similare e indubbiamente in questa realtà che aumenterebbe la globalizzazione, chi prima arriva a dama, prima gode di enormi vantaggi e ritorni di fatturato. Anche se un incaricato della comunicazione di Google ha affermato che

…la connettività a Internet migliora significativamente la vita delle persone, e due terzi della popolazione non vi ha ancora accesso

nella sostanza c’è poco di samaritano in questa affermazione dove sono tre i miliardi di persone che ballano per aprire un incredibile mercato ancora inesplorato e che motiva un così significativo sforzo economico.

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Google konfessione sciocc

Google.. ci legge nel pensiero?

Non ho mai tempo per usare i social come dovrei, ovvero ogni tanto divagarmi e condividere magari qualche immagine divertente di cui parlare tipo quella che vedete in cima all’articolo.. Ma ieri sera mi sono soffermato su questa infinita discussione perchè è bene sdrammatizzare da subito, visto che qualcuno ormai vede in ogni cosa una “teoria del complotto

Intanto un grazie particolare a Carlotta Silvestrini che mi ha passato la palla per queste 2 righe 🙂

Ma ecco il post in questione :

Quindi un grazie anche alla nuovissima funzione Google+ Embedded Posts

Insomma come dicevamo qualcuno, anzi la maggior parte dei frequentatori dei social, ha paura che i propri pensieri siano fonte di nutrimento per Google.

Ma di cosa si nutre Google?

Google mangia contenuti, di ogni genere; nuovi, vecchi, scritti male, perfetti lato seo, flash, html, xml e chi più ne ha più ne metta.

Tanto per darvi un’idea di come funziona l’apparato digerente di Google, se voi provate a cercare un termine tipo “Adgrt674jutyr78”, che non esiste nel suo database, riceverete un messaggio che google odia :

La ricerca non ha prodotto risultati
La ricerca non ha prodotto risultati

Ora, quando avete un attimo provate a creare qualunque contenuto, che contenga tale termine, così come l’ho scritto io, va bene anche un pensiero nella propria bacheca di Facebook, Google Plus, Myspace e così via. Meglio ancora se creo un articolo nel mio blog e lo ottimizzo per questa “parola chiave”. Uscirò sicuramente al primo risultato, anzi sarò l’unico, finche qualcun altro non entrerà in competizione per lo stesso termine.

Da subito manterrò la posizione, perchè avrei il diritto di anzianità, ma poi subentrando altri 199 parametri dell’algoritmo scenderò con molta probabilità, a vantaggio dei siti con più trust.

La velocità con la quale la mia pagina verrà trovata da Google sarà più elevata, tanto più sarà ricercato il termine. Per cui se nessuno, almeno una volta lo digiterà nella casella di ricerca, ne tantomeno lo citerà in altri contenitori che non siano il genitore, impiegherà più tempo. Se invece il mio post verrà ricondiviso da qualche profilo in un qualunque social, interverrà il segnale sociale che lo farà balzare in SERP in men che non si dica.

Per non annoiarvi troppo chiudo qui questa cosa di cui non è necessario parlare ora. Era solo per capire come funziona Google con alcuni contenuti e come mangia.

Per cui a Google interessa quello che mettiamo in rete e non i nostri pensieri.

Poi interviene il modo in cui Google gestisce le informazioni che acquisisce e qui scatta il parallelo con l’immagine tanto discussa.

Infatti, visto che nonostante per molti sembrerà del tutto normale, per alcuni utenti non è semplice reperire le informazioni più pertinenti rispetto alla propria necessità, per cui ecco che arrivano i suggerimenti di ricerca.

Negli anni questo tool è cambiato di molto. Infatti nella prima versione, accanto ad ogni termine comparivano anche il numero dei risultati che restituiva ogni ricerca, oggi non più.

Ma proprio il fatto che qualcuno tema cospirazioni o ritorsioni riguardo le sue abitudini di navigazione da parte di Google, richiede questa piccola spiegazione.

In pratica la ricerca suggerita è migliorata sempre di più, fino ad oggi. Oggi potreste ottenere suggerimenti diversi in luoghi, ip, fasce orarie, e utenti diversi. Se siete loggati o no conta fino ad un certo punto, perchè, soprattutto se usate Chrome, ma anche altri Browser, Google è in grado di interagire con la Cache di ognuno di essi, e quindi con la cronologia. E’ questa che fa scattare la domanda :

“Ma Google mi legge nel pensiero? “

Le nostre abitudini sono già li, nel nostro browser, sia che siamo loggati che sloggati da Google, sia che siamo in modalità anonima che non, per cui niente paura, quello che Google sa glielo abbiamo già detto. Per questioni di usabilità, diciamo, ci suggerisce delle cose che sa già che potremmo cercare in quel momento o in quel posto.

Fate ad esempio una prova. Se siete a Roma e iniziate a cercare Ristorante, vi metterà vicino la parola “Roma” perchè se dovete mangiare non potrete andare di certo a Milano, soprattutto se sono le 8 di sera. Se in più ad esempio, avete già fatto una o più recensioni ad un particolare ristorante, ecco che vi metterà il nome di quest’ultimo, perchè pensarà che vi piacerebbe tornarci.

Tutto questo è gestito con i Cookie, i veri padroni delle nostre abitudini. Per questo da un po’ di tempo, per ragioni legali, sono stati costretti a inserire quel pulsantino Blu che compare in basso in homepage e in alto nelle ricerche.

Approvazione Cookie Google
Approvazione Cookie Google

Fate anche un’altra prova. Mentre state guardando un film con Ben Affleck, provate a cercare sul vostro pc, cellulare o tablet cominciando a scrivere “Ben…”. Quanti personaggi famosi si chiamano “Ben qualcosa”, ma come primo vi darà proprio il suggerimento dell’attore, perchè nello stesso momento, milioni di persone staranno twittando che stanno guardando lo stesso film, cercheranno come voi lo stesso attore, e così via. Questi sono tutti segnali che Google, facendo questo di mestiere, riesce ad elaborare non solo in tempo reale, ma anche con un po’ di anticipo, restituendo all’utente immediatamente ciò che in quel momento soddisfa di più la sua necessità di ricercare.

Il mestiere di Google è quello di dare risposte, per cui state calmi quando vedete immagini così.

Sono solo scherzetti per fare un po’ di “+1” o “mipiace” sulle condivisioni

Il vostro Emanuele Tolomei

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