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Anchor Text

L’Anchor Text (o àncora) è la porzione di un link che è visualizzata dall’utente ed è cliccabile dallo stesso.

Nell’esempio precedente “Portale sui fiori” del tag <a> rappresenta l’Anchor Text del link esaminato.

In ambito SEO l’anchor text è molto rilevante. Se una nostra pagina riceve un link la cui ancora è una keyword importante, riusciremo a posizionarci più facilmente per quella determinata parola.

L’effetto dell’Anchor Text sul posizonamento merita molta attenzione. A parte i vari esempi di Google Bombing nella storia, osserviamo questo semplice esempio:

In questo esempio potete notare che cercando “clicca quì”, Google rileva, come primo risultato, la pagina di installazione di Flash. All’interno di quella pagina, però, non c’è mai la keyword “clicca quì”.

Perchè accade questo?

Quella pagina di Adobe ha accumulato negli anni una quantità enorme di backlink la cui ancora è “Clicca quì”, grazie alle pagine in cui spesso Adobe ci avvisa che Flash non è installato o non aggiornato (e ci dice che “per scaricare clicca quì”).

Solo il fattore Anchor Text, quindi, ha permesso a questa pagina di essere prima per la keyword esatta.

anchor text

Anchor Text

Anchor Text dopo Penguin: analisi seria e consigli concreti

Piccolo appunto. Dopo aver deciso di chiudere il blog del mio sito per varie ragioni, ho deciso di pubblicare tutti gli articoli direttamente sul blog di Esperto SEO. Un motivo in più per seguirlo 🙂 In più, se c’è bisogno anche di dirlo, ci tengo a precisare che tutte le critiche e le opinioni sono assolutamene personali.

Gli ultimi giorni sono stati caratterizzata da una grandissima quantità di articoli riguardo la gestione degli anchor text in epoca post Penguin. Solo negli ultimi due giorni sono divenuti quasi virali due importanti articoli sull’argomento che comunque non hanno minimamente affrontato il problema concreto: come si pianificano e si scelgono gli anchor text.

Il primo articolo è un caso studio proposto da SEOmoz sugli anchor text post Penguin, e subito pensiamo “ah!“. Poi però ci accorgiamo che è un articolo del blog secondario (quello degli utenti) che poi è passato sul blog principale (quindi non è un post scritto dai colleghi di SEOmoz).  Poi mi accorgo che la prima frase con cui presenta lo studio è “Instead of trying to sound cool and acting like I designed a super professional case study, I’ll just tell you how it really happened.” Bene, già mi avvisa che che il caso studio non sarà super professionale ma che ci racconterà le cose spontanee che sono successe (ci dice anche che lui stava semplicemente facendo SEO su un nuovo dominio e che solo successivamente ha voluto scriverci un articolo).

Onestamente, dopo averlo letto, non ho acquisito nessuna informazione aggiuntiva e, mi dispiace dirlo, ho letto tante informazioni che già conoscevo (e che sono semplici considerazioni generiche a cui tutti siamo già arrivati). Tanto di cappello, comunque, per l’autore (che non conoscevo), che oltre a 1000 tweet, 100+ like su SEOmoz (neanche Fishkin ci arriva) si è presto un bel link follow verso il suo sito personale che, neanche a dirlo, esordisce dicendo “Inserisci la tua email per ottenere l’ebook gratuito, i video e le email: come guadagnare realmente 5000$ al mese online“, vabbè…

Apro una parentesi: Fare test/casi studio originali e interessanti è una cosa complessa e non può essere fatta per caso o per gioco.  Tempo fa, per fare un esempio di casi studio fatti con criterio, ho notato e volontariamente pubblicizzato un test molto interessante sull’eye tracking proposto dai colleghi di Dejan SEO. Qualche settimana fa hanno fatto dei test sul nuovo nofollow inserito di proposito da Google nei link interni di Google+ (e Matt Cutts ha dovuto rispondere di questo). Oppure un mese fa, mentre mi divertivo a fare ricerche impossibili su Google.com, cercando “Viagra” il terzo risultato (valore: milioni di euro!) era un post di Google+ del CEO di Dejan SEO (poi non ho seguito la faccenda). Se non bastasse, poco tempo fa, gli stessi colleghi di Dejan si sono posizionati 1° per “Rand Fishkin” e hanno “hijackato” numerose altre keyword impossibili (questo è il caso studio).

Il secondo articolo che è diventato abbastanza virale sull’argomento, nel momento in cui scrivo il post non ha neanche 24h di vita, è questo articolo di econsultancy.com sugli anchor text per il 2013. Anche in questo caso, centinaia di tweet e commenti, per un articolo che, seppur tecnicamente più corretto e completo, è composto da 7 semplici punti messi a lista.

Personalmente non ho alcun caso studio (degno del nome) da poter proporre, dato che per fare un caso studio sull’incidenza degli anchor text bisognerebbe preparare una notevole quantità di materiale, monitorare costantemente i link, l’uptime dei link, la velocità di rilevazione di Google, WMT, e tutto il resto.

In questo post, invece, vorrei dare la mia visione generica del concetto di anchor text post Penguin e mi imbarco in vari esempi pratici, cosa che a noi piace più della teoria, no? 😀

Dopo l’uscita di Penguin e a seguito dell’inasprimento dell’algoritmo di Google nei confronti dei link arbitrari, ossia quei link intenzionalmente inseriti nel web, a differenza dei mitologici link naturali, ossia quei link spontaneamente usati dall’utenza, la gestione degli anchor text è diventata una priorità essenziale per ogni SEO.

La pulce nell’orecchio

Il mio focus personale sull’argomento nasce dall’evento SEOpocalisse che si è tenuto a Roma e che ha riunito vari SEO da tutti Italia che ho avuto il piacere di conoscere. Marco Maltraversi, che è stato anche relatore all’evento con un talk sugli strumenti SEO,  ha “messo la pulce nell’orecchio” mio e di Emanuele, con un concetto che vi semplifico in: una quantità (e qualità) di anchor text troppo innaturali (come eravamo quasi tutti abituati a utilizzare) può far scattare un algoritmo stile on/off che causa una grossa penalizzazione automatica.

Un nostro sito (forse) penalizzato causa anchor text

Personalmente avevo sempre avuto l’idea che ci fosse una sorta di filtro o di “funzione algoritmica penalizzante” ma che fosse semplicemente una curva per cui l’eventuale penalizzazione sarebbe stata graduale e spalmata nel tempo. Dopo il suggerimento di Marco, effettivamente, io e Emanuele abbiamo ripensato a un caso particolare che ci è successo qualche settimana prima sul settore della seduzione: abbiamo un sito PMD (www.keyword+parola.it) che per “keyword” aveva sempre avuto un posizionamento “buono”: eravamo mediamente 14°-16° (il settore è ultrasaturo di EMD e la key è ultra competitiva). Dopo alcune settimane di link building e dopo una grandissima quantità di contenuti originali e unici di supporto, il sito sparisce dalle SERP in una notte anche cercando il nome dominio.

Il sito è pulitissimo sotto ogni punto di vista, con onestà

Su questo sito ero certo al 100% di aver fatto tutto correttamente: non avevamo neanche una virgola fuori posto ma, anzi, avevamo addirittura degli contenuti aggiuntivi (che non erano pensati per posizionarsi in prima persona) di altissima qualità. Onpage il sito era tranquillissimo e i link erano classiche directory, article e social (ultra testati e ultra affidabili). L’unica cosa che poteva averci causato dei problemi era l’anchor text dato che la keyword, in realtà, è una lunga phrase composta da 4 parole e, per questo, non sono riuscito a utilizzare varianti di keyword significative negli anchor text.

[Attualmente stiamo conducendo un test su questo dominio: dato che gli anchor erano per il 90-95% quasi identici {keyword esatta}, poco tempo fa ho fatto una grossa quantità di link building neutro con chiavi tutte diverse tra di loro. Purtroppo questa SERP è particolarmente lenta, sembra che viene aggiornata si e no una volta ogni due settimane, quindi i risultati stentano a arrivare {WMT ha rilevato neanche il 10% dei link che ho fatto}. Nel caso il sito si riprendesse al 100% , come credo succederà, farò un bel caso studio approfondito =)]

Insieme alla link building, deve esserci l’anchor text planning

Questa premessa riguardo questo nostro caso specifico è per anticipare la parte principale: se, e ribadiamo se visto che è tutto da verificare, esiste una penalizzazione molto incisiva che si basa unicamente sulla qualità (differenziazione letterale) e quantità (percentuali) degli anchor text, forse è giunto il momento di ripensare la propria strategia di link building.

In questa sede non ci soffermeremo sulla fonte del backlink, sul PR del dominio in cui c’è il link, sul testo intorno al link, sul fatto che sia follow o nofollow, e via dicendo. Parliamo semplicemente dei trucchi e degli stratagemmi per variare efficamente gli anchor text.

Andiamo sul concreto

Partiamo dal presupposto che gli anchor text dovrebbero essere, o apparire, il più naturali possibili. Questa è una legge, o un dogma che pochi articoli si ricordano di sottolineare. Dobbiamo dare l’illusione a Google che il nostro profilo link sia il più spontaneo possibile, anche se al 100% è stato creato da noi.

Come sono fatti degli anchor text naturali? Bhe, basta prendere un sito che è diventato virale o che per qualche altro motivo ha ricevuto una quantità epica di backlink: troveremo anchor text di tutti tipi, cose assurde e, sopratutto, troveremo ben poche ancore esatte o parzialmente esatte.

Come il bell’h2 recita: andiamo sul concreto, basta teoria! Prendiamo una keyword secca per la quale sarebbe molto difficile posizionarsi: “Movimento”. Mi dispiace per chi si aspetta siti di anatomia, fitness.. Mi dispiace anche per chi vorrebbe Wikipedia al 1° posto o qualche altro sito istituzionale.. il primo risultato è il sito del Movimento 5 Stelle. Secondo voi Beppe Grillo sta pagando un SEO per posizionarsi 1° per “Movimento”? Io credo proprio di no. In questo caso, quindi, troveremo sicuramente un profilo di anchor text sicuramente spontaneo, proviamo a fare un estratto (in ordine dall’ancora più usata a quella meno usata):

Troviamo tante ancore interessanti! A parte le key esatte, i riferimenti alle stelle e al nome del fondatore, trovo delle key molto particolari come:

  • navigazione
  • cere
  • il dottore
  • rimbocchiamoci le maniche e riformiamo il sistema
  • acqua energia trasporti sviluppo ambiente
  • new age

Da SEO, onestamente, vi verrebbe mai in mente di linkare una pagina del cliente con “new age” o “il dottore” per posizionarlo per “Movimento”? Non dite bugie! 😀

Dopo aver analizzato questo caso concreto, anche se ce ne sarebbe centinaia da analizzare per divertimento, passiamo a un pò di esempi concreti per variare artificialmente le nostre ancore.

Trucchi per variare gli anchor text

Una percentuale, non necessariamente maggioritaria, degli anchor text dovrà ovviamente riguardare la key esatta ma, a differenza del passato in cui si bombardava Google con l’exact match keyword fino a saturarlo, oggi la % di anchor text esatte dovrebbe essere ridimensionata. Marco Maltraversi fissa la soglia dell’anchor text esatto pre-penalizzazione al 60% del totale (qualche blog riporta vagamente la stessa percentuale). Un test sulle % sarebbe bello da fare ma è molto difficile da organizzare con precisione.

Ma ora passiamo a un pò di stratagemmi tecnici e letterali per variare i nostri anchor text.

Anchor text: gli URL

Inizio direttamente parlando degli anchor con URL perché sono i primi che vengono trascurati/sbagliati da molti SEO. Nella quasi totalità dei siti con backlink naturali gli anchor con URL sono sempre presenti e ci sono SEMPRE tantissime varianti perché, appunto, è naturale che ci siano.

Generalmente siamo abituati a usare l’anchor ma è bene utilizzare varianti del tipo:

Che possono essere utilizzate anche per deep links, perché è naturale farlo. Molto spesso accade di linkare un deep link di un sito usando come ancora l’intero dominio, perchè anche in italiano è più fluente, ad esempio:

“Hai un sito? Scopri perché Espertoseo.com è l’agenzia SEO numero 1″

In questa frase ho utilizzato l’ancora “espertoseo.com” per linkare la sottopagina espertoseo.com/servizi. E’ perfettamente naturale e spontaneo (vi immaginate se avessi scritto “scopri perché http://www.espertoseo.it/servizi/ è l’agenzia SEO numero 1“?)

Anchor text: il brand, se presente

Nei casi in cui, realmente, abbiamo un brand da spendere (i domini EMD non sono considerati brand) è quasi indispensabile che una grande percentuale di anchor text sia brandizzata.

La prima anchor text in entrata di www.ebay.it è “Ebay“, non è aste, prodotti in asta, vendita tra privati ecc

Guardando il profilo di backlink di ebay, oltretutto, dobbiamo andare verso il 30°-40° posto per incominciare a trovare degli anchor text non-brand e non-url: quindi è bene utilizzare SEMPRE queste due forme di anchor text.

Prendendo d’esempio Youtube.com, oltre al classico brand “youtube” è possibile trovare tante varianti che siano naturalmente plausibili:

  • Youtube
  • youtube
  • YOUTUBE
  • YouTube
  • YouTUBE
  • YOUtube
  • YOUTube

Nel caso in cui il brand sia più spontaneamente “divisibile” è naturale aspettare degli anchor text brandizzati spezzati, del tipo:

  • Mc Donald
  • MC Donald
  • MC DONALD
  • Mc Donald’s
  • Mc Donalds
  • MC Donald’s
  • MC Doanlds
  • MC DONALD’S
  • MC DONALDS
  • MC DONALD’s
  • mc donald
  • mc donald’s
  • mc donalds
  • e via dicendo

Anchor text: varianti della keyword

Variare la keyword ( o keyphrase) è un aspetto cruciale e complesso: in teoria andrebbe analizzato caso per caso perché è difficile dare indicazioni precise. In questo caso posso dare delle indicazioni generali che saranno sicuramente di aiuto:

Per la maggiorparte delle keyword è possibile utilizzare i singolari, plurali, maiuscole e errori frequenti. Ad esempio per la keyword “Prefabbricato in legno” alcune key potrebbero essere:

  • Prefabbricato in legno
  • prefabbricato in legno
  • Prefabbricati in legno
  • Prefabbricato legno
  • Prefabbricati legno
  • Prefabricati in legno
  • Prefabricati legno
  • Prefabbricati in lengo
  • ecc

Anche il verbo, se possibile, è funzionale. Google, per la stessa ricerca, evidenzia in grassetto sia Donazione che Donare, attribuendo lo stesso valore alle stesse.

Un’altro modo !sottovalutato! per variare gli anchor text è scovare (spesso è difficile) le keyword che sono considerate sinonimi da Google o abbreviazioni/nicknames di altre keyword. Ad esempio, cercando “barca” su Google che cosa vi aspettereste? Imbarcazioni in vendita? Wikipedia che vi spiega cos’è una barca?

No: il 1° risultato è il sito della squadra di calcio Barcellona. Se provate a fare la ricerca, oltretutto, Google evidenzia in grassetto la parola “Barcelona” che, per lui, è un vero e proprio sinonimo di barca.

Altro esempio ultra commerciale: cercando “vestiti uomo” i primi risultati nella SERP hanno la phrase “abbigliamento uomo” (tutta in grassetto) e mai la parola “vestiti“. Riflettete su questo.

Anchor text: neutro

L’anchor text neutro è SEMPRE presente nei siti naturali. In certi casi la quantità di anchor text neutri può superare quella degli URL o i brand, ma sono sempre numerosi, è inevitabile.

L’anchor text neutro per eccellenza è “clicca qui” che viene tuttora utilizzato tantissimi per tanti link.

Fare una una lista degli anchor text potenzialmente neutri è impossibile perché, da un punto di vista teorico la formula potrebbe essere:

$anchor-neutri = $dizionario – $anchor-url – $anchor-brand – $anchor-key – $anchor-variazioni-key

In pratica esistono migliaia di parole non correlate al tema, all’url o al brand del sito in esame. Le particelle neutre più comuni sono sicuramente:

  • Qui
  • Clicca qui
  • Questo
  • Questa
  • Questo sito
  • Questa pagina
  • Questo articolo
  • Vai
  • Vai al sito
  • Visita il sito
  • WWW
  • www

Oltre agli anchor text più “neutrali” e distanti, è possibile ideare degli anchor, seppur neutri, ma correlati semanticamente al tema del nostro sito (questo tipo di anchor, si dice, sarà sempre più rilevato dai motori di ricerca).

Anche in questo caso, è impossibile fare una lista perché bisognerebbe analizzare caso per caso. Ma provo a fare un esempio per chiarire: il blog di Esperto SEO, come questo post dimostra, spesso contiene degli articoli SEO interessanti.  Non mi sorprenderei, per esempio, se tra gli anchor text in entrata di “espertoseo.com/blog” ci fosse qualche ancora particolare (letteralmente neutra ma semanticamente correlata) del tipo:

  • casi studio originali
  • test e indagini approfondite
  • ultime novità in tempo reale

Queste 3 phrase (totalmente inventate ma plausibili), se ci pensate, sono tecnicamente neutre: non hanno brand, non hanno url di espertoseo, non c’è la parola SEO né la parola BLOG, non ci sono sinonimi accettati da Google (grassetto) né per la parola ESPERTO, né SEO, né BLOG, ma è probabile che Google, se non ora nei prossimi anni, riesca a “interpretare” il significato di queste ancore attribuendo all’url di destinazione (il blog) un valore aggiunto da un punto di vista “giornalistico”, “informativo” e quindi una maggiore attinenza alla sfera delle notizie, news, indagini, statistiche, ecc.

Anche se, a prima vista, la phrase “ultime novità in tempo reale” non sembra molto utile per chi vuole posizionarsi per “Blog SEO”, questo tipo di frasi semantiche sono sempre più sottovalutate dai SEO che puntano sulla vecchia strategia di ancore 1.0 che è ormai superata.

Anchor text: lunghe phrases

Lascio per ultima questa categoria perché, generalmente, è quella presente in minor percentuale anche nei profili naturali. Spesso gli anchor text molto lunghi (da 5 parole in su) vengono totalmente dimenticati dai SEO ma credo che siano un’ottimo modo per attribuire valore aggiunto a un link e a differenziarlo dagli altri (oltre che a contribuire alla differenziazione generale degli anchor).

Un esempio di anchor text con phrase lunga lo avete visto in cima a questo post (non era programmato, è il mio modo naturale di linkare. Notate che ho detto NATURALE?). Per linkare gli articoli che io considero deludenti sotto il punto di vista anchor text, io ho usato questi due anchor:

  • questo articolo di econsultancy.com sugli anchor text per il 2013
  • caso studio proposto da SEOmoz sugli anchor text post Penguin

Nel primo anchor text, ad esempio, c’è un buon numero di parole e particelle neutre, c’è una parola semantica da correlare alla blogosfera “articolo”, c’è il brand econsultancy.com che incrementa l’authority del dominio, c’è la keyword esatta dell’argomento del post “anchor text” e c’è addirittura la data per incrementare (forse) il freshness.

Tutto questo è stato spontaneo dato che prima ho scritto il paragrafo e poi ho scelto la frase da linkare più idonea e esplicativa (molti fanno il contrario: prima pensano alla keyword [generalmente esatta o comunque corta] e poi costruiscono la frase intorno alla stessa).

Dato che la maggiorparte di bloggers e giornalisti agiscono proprio in questo modo pulito (prima scrivono e poi, eventualmente, linkano, perché è questo il loro lavoro) è per questo che generalmente otteniamo delle ancore molto lunghe da siti di qualità, grandi testate giornalistiche o tramite citazioni di altri blog di settore&co.


Per concludere: ci sarebbero tantissimi altri aspetti di cui discutere riguardo gli anchor text ma, oltre alla lunghezza oserei dire (purtroppo) non convenzionale per la media dei blog SEO italiani, non vorrei entrare eccessivamente nel tecnico sia perché potrebbe essere noioso, sia perché, tutto sommato, tu, caro lettore, sei un nostro potenziale competitor nel mercato SEO!

Se vi è piaciuta l’analisi, non chiedo link, ma magari una condivisione o un bel commento ragionato con la vostra opinione mi piacerebbero davvero 🙂

anchor text, link building, penguin

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