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Area 120: è questo il nuovo nome del progetto che dovrebbe essere lanciato a breve da parte di Google, il cui scopo sarà uno solo: evitare che idee brillanti possano passare alla concorrenza.

Un progetto utile per Google

Google pare ci tenga tantissimo ai suoi dipendenti, molto di più di quanto si possa immaginare.

Ma l’affetto risulta essere reciproco oppure no?

Seppur sia stato ripetutamente riportato su diversi quotidiani, come il Fortune, che l’azienda della grande G sia il miglior posto dove prestare servizio, sembra che gli impiegati non siano molto soddisfatti dell’azienda stessa, al tal punto da voltarle le spalle.

Ma cosa accade quando, un dipendente particolarmente brillante abbandona Google?

Esso decide di prestare servizio in altre aziende concorrenti di Google e di rendere reali quei progetti che, magari, non sono stati presi in considerazione dalla stessa azienda.

Per questo, la stessa azienda di Google, ha ben pensato di blindare i suoi dipendenti: ma in che modo?

Semplicemente creando un’area che sarà interamente dedicata alle startup, che prenderà il nome di Area 120, secondo quanto riportato dal sito The Information.

Il progetto di Google sarà mirato ad uno scopo ben preciso: evitare che, i grandi cervelli che lavorano per l’azienda, possano di punto in bianco voltarle le spalle e offrire un servizio per la concorrenza, creando programmi che avrebbe potuto sfruttare proprio Google.

Come funzionerà l’incubatore di startup

Il progetto Area 120, che per ora rimane un’indiscrezione, avrà un funzionamento particolare, sempre secondo quanto riportato dalla rivista e sul sito web di The Information, permetterà ai dipendenti che hanno una particolare idea, di poterla trasformare in realtà.

Chi decide di creare nuove startup, dopo aver ricevuto il permesso da parte di Google, si stabilirà nei nuovi uffici di San Francisco, dove potrà rimanere per alcuni mesi.

google san francisco
Uffici Google di San Francisco

Durante questo lasso di tempo, grazie al business plan ed al progetto personale, nonché grazie ai fondi che verranno forniti dalla stessa Google, i dipendenti potranno lavorare sulla loro idea e svilupparla, cercando di rendere reale il progetto che gli stessi dipendenti hanno proposto all’azienda.

Se il progetto dovesse andare in porto, la nuova azienda potrà effettivamente vedere la luce, ma sarà strettamente collegata a Google: questa quindi avrà poca indipendenza ma, nel contempo, potrà crescere sotto il punto di vista del profitto e potrà anche ottenere ulteriori fondi per potersi sviluppare e migliorarsi col passare del tempo.

Per ora però si parla solo di un eventuale progetto ponderato da parte di Google: non vi sono dati concreti che permettono di avere la certezza che, questa particolare tipologia di progetto, possa divenire reale al cento per cento.

Chi saranno i responsabili

Bradley Horowitz
Bradley Horowitz

Se Area 120 dovesse vedere per davvero la luce, a capo del progetto verranno posti Don Harrison e Bradley Horowitz, ovvero due delle figure storiche che operano per Google.

Il loro compito sarà abbastanza semplice: seguire, passo per passo, il processo di creazione della startup ed eventualmente apportare delle modifiche al suddetto, in maniera tale che i dipendenti, che hanno avuto l’idea, possano evitare di commettere degli errori che potrebbero essere tutt’altro che piacevoli da affrontare.

Don Harrison
Don Harrison

Ma i due manager, che verranno posti al commando di Area 120, non hanno espresso alcun commento, segnale ulteriore che, il progetto delle startup fatte in casa da Google, risulta essere ancora virtuale e non vi sono degli elementi concreti che possano permettere di parlare di un progetto reale pronto ad essere realizzato in tempi assai rapidi.

Gli errori passati di Google

Google ha deciso quindi di correre ai ripari per evitare ulteriori e clamorosi addii che potrebbero far mangiare le mani ai responsabili massimi dell’azienda.

Soltanto pochissimo tempo fa, dopo l’addio di Instagram, il popolare social network, che in passato apparteneva a Google, è riuscito a risorgere dalle sue ceneri ed a generare un grandissimo profitto, che ha fatto pentire i responsabili di Google di essersi lasciati scappare l’occasione di monetizzare sfruttando appunto tale progetto, che è valso milioni di dollari ai suoi fondatori.

Regina Dugam
Regina Dugam

Anche l’abbandono di Regina Dugam è stato un colpo basso per Google: l’ex dipendente delle tecnologie dell’azienda, ora in forza presso Facebook, è riuscita ad apportare delle migliorie al social network, permettendogli di ottenere un’ulteriore ondata di successo senza precedenti.

E come scordarsi anche di Alphabet, che dopo essersi staccata da Google, è riuscita a riorganizzare perfettamente la propria azienda, riuscendo a portare il fatturato a venti milioni di dollari nella prima parte del 2016, circa il venti percento in più rispetto al 2015 quando apparteneva a Google.

Proprio tutta questa serie di passi falsi, commessi con ingenuità da parte di Google, hanno permesso alla stessa azienda di pensare di creare un progetto tanto semplice quanto innovativo quale Area 120, utile per evitare altri clamorosi errori nati, in alcune occasioni, dalla poca pazienza mostrata dalla stessa Google.

Solo il tempo sarà in grado di dire se, il progetto Area 120, diverrà reale oppure se rimarrà un progetto virtuale e se l’azienda si farà scappare dalle mani altri progetti interessanti come quelli prima citati.

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Instant Articles

Instant Articles. Attivati!

Dopo qualche giorno di test e aggiustamenti, abbiamo finalmente ottenuto l’approvazione da parte di Facebook per pubblicare Instant Articles sulla nostra pagina ufficiale.

Non ho la minima idea, al momento, del potenziale di questo strumento, che per noi è assolutamente nuovo, ma inizieremo da subito a testarlo per capirne le opportunità effettive e i vantaggi che potrebbero trarre i nostri clienti nell’integrare questa funzionalità ai loro siti aziendali.

Qualche piccolo intoppo 🙂

Consigliamo da subito, per chi ha pochi articoli nel proprio blog, di fare molta attenzione al momento della richiesta di approvazione, in quanto se dovesse andarvi male alla prima, poi dovete produrre almeno 10 articoli nuovi prima di poter richiedere una nuova riconsiderazione.

Io sono stato fortunato perchè avendo qualche articolo in più, oltre i 50 richiesti come minimo, ho risolto la cosa cambiando semplicemente la data di alcuni di essi, mettendola a ridosso dei giorni scorsi al fine di aggiornare il feed che viene utilizzato per compilare il modulo di Instant Articles sulla pagina Facebook alla voce Strumenti di Pubblicazione.

Per farmi aiutare nell’opera, ho installato su espertoseo.it, il plugin per WordPress Pagefrog

Di fatto non è stato molto utile perchè il tema viene snobbato in fase di preanalisi, ma avendo un sistema di generazione del Feed RSS proprietario, è risultato invece determinante per creare dei contenuti già filtrati da altri plugin e con i giusti tag richiesti dalle norme di Facebook

L’altra utilità è stata il fatto di poter molto facilmente, integrare la pubblicità di Facebook, ovvero Audience Network

Staremo a vedere quanto può rendere in termini economici, anche se sicuramente, in questo caso, avere un sito di bufale un tanto al chilo, porta sicuramente più vantaggi. Ma questo è un’altra storia, meglio non diventare polemici 🙂

Se qualcuno avesse domande a riguardo saremo molto lieti di aiutarlo nella procedura e/o nella progettazione di un piano editoriale magari finalizzato ad entrare in Instant Articles

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Crescere in digitale

La crescita digitale risulta essere molto importante: per questo motivo, sul suolo italiano, nasce un progetto assai interessante, che si sviluppa sul web, in grado di garantire un buon futuro sia ai giovani disoccupati che alle aziende.

Settantacinque mila posti di lavoro vacanti

Spesso, quando si sente parlare di disoccupazione, non si prendono in considerazione le motivazioni per le quali, i giovani, non riescono ad avere la possibilità di entrare nell’organico di un’azienda, cosa che permetterebbe loro di poter scrivere, senza alcun problema, pagine e pagine del loro futuro.

Una motivazione, per la quale si parla di tale problema, consiste nel fatto che, molti giovani, non hanno tutte le competenze adatte per poter entrare nella suddetta azienda e nell’ambito lavorativo.

Attenzione, ovviamente: la crisi gioca un ruolo non proprio fondamentale in quanto, secondo alcuni dati, sono circa settantacinque mila i posti vacanti sul suolo italiano che riguardano un particolare ambito, ovvero quello del web e della crescita digitale di un’azienda.

Pochi giovani, al giorno d’oggi, sanno cosa vuol dire operare col web e sfruttare al massimo tutti i loro strumenti: esiste quindi un’opportunità che garantisca loro la possibilità di poter conquistare quelle competenze e poter invertire un trend che sembra essere impossibile da invertire in maniera immediata e senza complicazioni?

Un servizio per occupare i posti di lavoro vacanti

Fortunatamente, al giorno d’oggi, una soluzione per poter coprire questi posti ancora vuoti e privi di una figura lavorativa, esiste e risulta essere presente online: essa prende il nome di www.crescereindigitale.it, cosa che risulta essere molto importante e che soprattutto garantisce, ad un giovane, di ottenere tutte quelle competenze, online ed offline, che gli permettono di poter avere la possibilità di poter entrare a far parte del vasto mondo del lavoro, che per molti risulta essere ancora un aspetto oscuro nel quale non si riesce ad entrare.

Pertanto bisogna sottolineare che, sfruttare questo particolare servizio, risulta essere la soluzione migliore per poter avere, dalla propria parte, tutte quelle capacità che potrebbero essere richieste da un’azienda e che riguardano sia aspetti collegati strettamente al web, sia quelli che riguardano altri ambiti.

Grazie alla piattaforma www.crescereindigitale.it, la cui iscrizione risulta essere completamente gratuita, sarà possibile poter ottenere un ottimo successo grazie al web.

I corsi, infatti, si svolgono in maniera semplice e soprattutto immediata: tantissimi giovani sono rimasti soddisfatti di tale servizio, che ha permesso loro di entrare finalmente nel mercato del lavoro, cosa che ha cambiato radicalmente la loro vita.

Come funziona il servizio dei corsi

Questo particolare servizio ha uno svolgimento molto semplice: i giovani vengono formati su particolari aspetti che potrebbero riguardare una o più mansioni che devono essere svolte per un’azienda.

Le stesse aziende, una volta che trovano i giovani formati, hanno la possibilità di poter far fare loro un tirocinio, ovviamente remunerato, che garantisca loro la possibilità di poter inserire, nell’organico aziendale, quella figura lavorativa tanto ricercata.

Si tratta quindi di un meccanismo che risulta essere assai semplice da analizzare e che non comporta alcun tipo di conseguenza negativa.

Il sito web, oltre formare i giovani, ospita anche tutte quelle aziende, tra le quali spiccano quelle senza figure lavorative nell’ambito online del loro organico, e garantisce loro la possibilità di poter trovare una figura professionale priva di aspetti negativi che potrebbe, in qualche modo, influire in maniera pesante, sul profilo di quel candidato.

Sostanzialmente, la piattaforma funge da marketplace, dove l’offerta e la domanda, relativa al mondo del lavoro, s’incontrano senza alcuna problematica, garantendo ad una persona la possibilità di poter raggiungere i propri obiettivi senza grandi perdite di tempo tutt’altro che piacevoli da affrontare.

Alcuni dati sul progetto

Per mettere in risalto i vantaggi che derivano da tale progetto, bisogna anche parlare dei dati che riguardano il progetto stesso: per ora, l’unico dato del quale si è parlato risulta essere quello relativo ai posti vacanti nell’ambito online, pari a circa settantacinque mila unità.

Sono invece centocinquanta circa le storie dei giovani che, una volta utilizzato tale servizio, sono riuscire a trovare un posto fisso in un’azienda, occupando proprio uno di quei posti che risultano essere scoperti nelle varie aziende.

Da aggiungere naturalmente che, i giovani che hanno deciso di iscriversi a tale progetto, spinti dalla voglia di essere produttivi, sono circa cinquantadue mila: si tratta di una grande cifra che risulta essere un ottimo dato e che mette in risalto il fatto che, i giovani italiani, hanno voglia di lavorare.

Sono tre mila circa quelle persone che hanno finito di seguire i corsi, che si articolano in lezioni molto semplici che formano i lavoratori.

Cinquemila le aziende che cercano un nuovo componente per occuparsi dell’aspetto online dell’azienda stessa.

Essi sono i dati che riguardano www.crescereindigitale.it, che risultano essere positivi e che devono stimolare i giovani nel non abbandonare il loro obiettivo, ovvero quello di sfruttare la crescita digitale per poter creare il proprio futuro.

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Kindle instant previews

Kindle Instant Preview

Il Kindle è un lettore che permette di leggere libri elettronici e pone il lettore davanti la possibilità di poter scaricare da internet i testi che si intende leggere.

E’ un dispositivo che Amazon ha lanciato nel mese di ottobre del 2009 ed ha ottenuto un grandissimo riscontro positivo da tutti gli acquirenti.

Come mai il Kindle ha ricevuto un numero davvero elevato di riscontri positivi?

Per poter rispondere a questa domanda basta analizzare il nome del prodotto, infatti to kindle in inglese significa accendere un fuoco, ovvero quel fuoco che ogni lettore all’interno di se accende quando legge un libro e riesce a vivere delle emozioni.

Amazon durante questi anni ha quindi provato a migliorare il dispositivo elettronico così da poter ottimizzare le prestazioni e aggiungere sempre qualche novità che attirasse l’attenzione di chi non ha mai provato a leggere sul Kindle, o chi invece, avendo già adoperato il lettore di libri elettronico, abbandona la vecchia versione per comprare la nuova ed avere così molte più possibilità di lettura.

All’interno del Kindle sono entrati a far parte dei widget, riuscendo così a far diventare il dispositivo molto più versatile e sempre più propenso a nuove funzionalità.

Recentemente Amazon ha provato a mettere a disposizione dei lettori, degli appassionati di libri, degli autori e tutti i cooperatori Amazon, un nuovo widget che offre più possibilità a chi legge e anche a chi intende pubblicare il proprio libro online ed essere così da tutti scaricato.

Kindle Instant Preview, è un nuovo modo per poter leggere ovunque, in qualsiasi momento senza alcun costo aggiuntivo.

E’ un nuovo metodo che Amazon mette alla prova per avviare questo nuova tipologia di anteprime istantanee, per far provare cosa significa poter leggere l’anteprima di un libro gratis liberamente ovunque si voglia e anche di offrire più possibilità di vendita agli autori.

Avere quindi un incremento sulle vendite con Kindle Instant Preview è possibile, poiché chi intende acquistare un libro ha la possibilità di riuscire a leggere una piccola parte che riesce a dar un’idea sommaria sul libro e decidere così se acquistare la versione completa o limitarsi alla piccola anticipazione.

Le visualizzazioni assumono un significato importante e, con un semplice widget, chiunque può iniziare a caricare o scaricare l’anteprima di un libro gratuitamente dalla propria abitazione o ovunque si trovi, collegando semplicemente il proprio dispositivo di lettura elettronico ad una connessione internet.

Riuscire a caricare un libro con Kindle Instant Preview è una procedura davvero semplice, poiché se il tutorial non risulta un metodo semplice, le alternative sono poste sul link offerto da Amazon, o è possibile inviare una email agli operatori così da ricevere tutte le delucidazioni sulla nuova applicazione.

Kindle Instant Preview permette di poter visualizzare liberamente il campione offerto, avere un link diretto da parte di Amazon, poter regolare i caratteri a proprio piacimento così da poter rendere la lettura ancora più piacevole, di poter quindi infine comprare direttamente il libro e continuare a leggerlo con molta facilità.

Per condividere l’anteprima del proprio libro, o per aggiungere la versione completa ed avere un maggiore profitto economico, bisogna leggere attentamente i passaggi che il sito propone o inviare una email ad Amazon, anche se la procedura è davvero semplice.

Cercando il libro che si intende condividere, il passo successivo è riuscire a inserire il proprio file cliccando sul link proposto dal sito.

Dopo esser riusciti ad inserire il file, bisogna copiare l’URL o evidenziare il codice HTML così da inserirlo sulla propria applicazione e permettere la condivisione.

I clienti che potevano caricare, scaricare e ascoltare musica, o effettuare una ricerca con qualsiasi altro tipo di servizio, adesso posso avere la stessa possibilità anche con la lettura e l’acquisto di libri online.

E’ un’applicazione progettata per chi ama leggere o per chi vuole guadagnare un profitto con i propri testi scritti.

Per poter visionare il libro, Amazon mette a disposizione il proprio servizio, un semplice link, dopo l’anteprima, rimanda alla versione completa che è possibile acquistare con il classico metodo di acquisto offerto dall’azienda.

MAGGIORI INFORMAZIONI SUL SERVIZIO

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odr

O.D.R. sugli e-commerce

La Commissione Europea ha lanciato una novità in fatto di e-commerce, istituendo una nuova piattaforma (ODR – Online Dispute Resolution), che può essere utilizzata da quanti effettuano un acquisto online e intendono inoltrare un reclamo perché insoddisfatti del servizio. Si tratta senza dubbio di un notevole passo in avanti da parte dell’UE nell’incentivo del commercio digitale.
Il servizio è stato istituito dall’Unione Europea tramite il regolamento 524/13 e concerne non solo la vendita di beni ma anche la fornitura di servizi online da parte di professionisti.

A chi si rivolge la piattaforma ODR

La piattaforma in questione può essere utilizzata da tutti i residenti nel territorio dell’Unione Europea e anche gli acquisti in merito ai quali si inoltra reclamo devono essere stati effettuati all’interno dello stesso territorio. Essa si rivolge tanto ai compratori o clienti, quanto ai venditori o professionisti, ai quali sono dedicate due separate sezioni del sito. Al momento, però, soltanto per alcuni Paesi dell’UE è già attiva la possibilità per i commercianti di presentare un reclamo.

Gli obblighi che riguardano i commercianti

Con il lancio della piattaforma ODR, è stato introdotto anche l’obbligo per tutti coloro che gestiscono un servizio di e-commerce e si occupano dunque della vendita di beni e servizi all’interno del territorio europeo, di inserire all’interno della propria piattaforma di vendita un apposito link all’ODR. Non è stato ancora specificato, però, in quale sezione del sito debba comparire tale link.
L’Unione Europea ha stabilito in sostanza che debba ricadere sul commerciante online il dovere di informare la propria clientela sull’introduzione di questo servizio.

Il lancio della piattaforma

La piattaforma è stata lanciata online il 9 gennaio 2016 e a partire da quella data è stata data immediatamente la possibilità di accreditarsi agli organismi ADR, che si occupano della risoluzione alternativa delle controversie. Diverso è stato invece il discorso per i commercianti, che hanno potuto effettuare il proprio accredito alla piattaforma solo a partire dallo scorso 15 febbraio.

L’ODR per la risoluzione extragiudiziale delle controversie

La piattaforma ODR va a semplificare la risoluzione delle controversie legate al commercio online. I consumatori, infatti, possono molto semplicemente sporgere un reclamo e senza dover ricorrere ai tribunali, dunque in forma extra giudiziaria, mettere nelle mani degli organismi ADR accreditati la risoluzione della problematica in questione. Il tempo massimo viene fissato in 90 giorni ed è dunque piuttosto breve rispetto a quella che sarebbe l’attesa se ci si trovasse a dover ricorrere al tribunale. A questo occorre aggiungere anche il notevole risparmio di denaro. Da non sottovalutare è poi il fatto che alla piattaforma ODR si può affidare anche la risoluzione delle controversie transfrontaliere.

Come funziona la piattaforma ODR

La piattaforma è accessibile in tutte le 23 lingue ufficiali dell’Unione Europea e presenta un’home page in cui l’utente trova una chiara distinzione tra la sezione destinata al consumatore e quella riservata al commerciante. La procedura di invio del reclamo è molto semplice e viene effettuata mediante la compilazione di un apposito modulo. Il passo successivo consiste nella scelta dell’organismo ADR, che viene effettuata in accordo con la controparte. Sarà a questo punto l’ADR a prendere in carico la risoluzione della problematica. C’è da tenere presente, ovviamente, che ogni ADR agisce in base a un proprio regolamento, che è bene consultare prima di effettuare la scelta definitiva. Naturalmente tutti gli ADR che sono accreditati sul sito rispecchiano determinate caratteristiche, sono stati sottoposti ad apposito controllo e soprattutto sono regolarmente registrati presso le rispettive autorità nazionali.

Come agisce l’ADR

L’oranismo di risoluzione del reclamo può agire con differenti modalità per arrivare alla soluzione. Il consumatore può infatti vedersi imposta una soluzione senza possibilità di scelta oppure può essere posto di fronte all’opportunità di esprimere un parere. Altro caso, infine, è quello in cui l’ADR può chiedere alle due parti di incontrarsi per addivenire ad un accordo.

La protezione dei dati personali

Quando ci si affida alla piattaforma ODR per la risoluzione delle controversie legate all’e-commerce non si deve temere in alcun modo per la salvaguardia della propria privacy. I dati personali vengono infatti trattati con la massima discrezionalità e sono raccolti esclusivamente al fine di poter garantire la gestione della procedura.

Gli aspetti positivi del servizio

I commercianti che da sempre lavorano in modo trasparente possono guardare di buon occhio questo nuovo servizio, che non fa altro che rafforzare la fiducia del consumatore verso gli acquisti online. Sentendosi più tutelato, infatti, l’acquirente è più facile che si dedichi agli acquisti online. Al contempo, anche il venditore sa che esiste un organismo super partes al quale potersi affidare in caso di problematiche che dovessero eventualmente insorgere in fase di vendita. Il regolamento del resto parla chiaro e all’interno del testo si specifica che la finalità principale è quella di fare in modo che la fiducia dei consumatori cresca sempre di più e che non ci siano più barriere virtuali che continuino ad ostacolare il commercio online. Non è un caso, infatti, se l’Italia è ancora molto indietro su questo fronte rispetto agli altri principali Paesi dell’Unione Europea. C’è ancora troppa diffidenza che va combattuta. Il modo migliore per farlo, dice l’Unione Europea, consiste nell’aumento delle tutele.

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Google Science Fair 2016

Si sono aperte lo scorso 21 Febbraio 2016 le selezioni per la partecipazione alla ‘Google Scienze Fair 2016’, contest annuale lanciato da Google al fine di scoprire giovanissimi talenti provenienti da tutto il globo. L’obiettivo è quello di mettere le conoscenze, la creatività e la voglia di cambiare dei giovani al servizio di progetti scientifici in grado di migliorare la vita e il nostro pianeta. Un intento sicuramente ambizioso, ma soprattutto un’ottima occasione per valorizzare le giovani menti e incentivarle a perseguire alti obiettivi in campo scientifico. La competizione è destinata a raccogliere adesioni proprio là dove Google è nato ed esiste: il web. I destinatari sono ragazzi di qualunque nazionalità, di età compresa tra i 13 e i 18 anni, che potranno presentare il proprio progetto individuale o di gruppo attraverso il sito ufficiale dell’iniziativa ( https://www.googlesciencefair.com/it/ ). Nel pieno spirito altruistico del contest, volto a migliorare il mondo grazie alla scienza e a stimolare i talenti di tutto il globo alla ricerca e all’innovazione, si tratta di una competizione gratuita e aperta a tutti, pur nel rispetto dei limiti di età indicati dal bando.

Google Science Fair è un progetto sostenuto da numerosi partner: si affiancano a Google Virgin Galactic, LEGO Education, Scientific American e la famosa rivista National Geographic. Basta un’occhiata al portale dedicato al contest per avere un’idea dell’approccio e degli intenti di questo straordinario progetto, che si propone soprattutto di incentivare un nuovo modo di vedere e di vivere la scienza. Alcuni utili strumenti sono posti a disposizione degli aspiranti partecipanti, che potranno iniziare a ricercare l’ispirazione giusta per la propria idea proprio a partire dal sito. L’invito, infatti, è quello di far partire la ricerca dalle esigenze concrete del mondo che ci circonda, aiutandosi – se necessario – con il ‘Generatore di idee’ messo a disposizione sul portale. Sulla base di alcuni parametri – come le passioni dell’utente, l’ambito di ricerca che si intende esplorare e le competenze specifiche – il Generatore sarà infatti un tool particolarmente utile per chi intende valutare le proprie idee ancora in fase embrionale e iniziare a gettare le basi per il proprio progetto.

L’iniziativa lanciata da Google ha visto la luce nel 2011, raccogliendo – ad oggi – un’innumerevole schiera di progetti scientifici di estremo successo, presentati dalle più brillanti giovani menti del pianeta. Da nuovi e avveniristici linguaggi di programmazione, fino a cure che potranno rivoluzionare alcuni campi della medicina, tutti i progetti dimostrano come la scienza possa essere applicata in maniera sorprendente a ogni campo del sapere, apportando benefici concreti alla realtà che ci circonda. Come spiegato da Olivia Hallisey (16 anni), vincitrice assoluta della scorsa edizione della competizione, questa proposta lanciata da Google è prima di tutto un’importante occasione per fare la differenza nel mondo. Il suo progetto, concepito proprio durante l’apice dell’ultima epidemia di Ebola, propone l’utilizzo delle proteina della seta per la conservazione a temperatura ambiente del test che consente il rilevamento precoce della malattia. Fino a questa scoperta, il test doveva essere mantenuto in refrigerazione costante per non pregiudicarne l’efficacia, innalzando a dismisura i costi per il trasporto e rendendo molto difficile l’utilizzo di questo metodo di diagnosi in maniera tempestiva e capillare. Una dimostrazione, insomma, di come la passione per la scienza, unita alla voglia di migliorare il mondo, possa portare a risultati sorprendenti ed essenziali per salvare molte vite umane.

Il termine ultimo per la presentazione dei progetti è il 18 maggio 2016, data a partire dalla quale tutte le proposte saranno sottoposte all’accurato vaglio della giuria. Giornalisti scientifici, esperti, ingegneri e scienziati sottoporranno a una selezione le idee, valorizzando le più straordinarie e innovative fino a decretare finalisti e vincitore assoluto. Saranno premiate competenze, creatività, accuratezza, ma soprattutto la capacità di regalare al mondo un concreto miglioramento attraverso gli strumenti dati dalla scienza. Tra i giurati sarà presente la stessa giovanissima Olivia Hallisey, che passerà il testimone al nuovo vincitore. Il talento e l’idea più meritevoli saranno premiati con una borsa di studio del valore di 50.000 dollari, messa in palio da Google per sostenere gli studi e la ricerca del vincitore. Altri premi, costituiti da borse di studio e di programmi di mentoring personalizzati, saranno invece messi in palio dagli altri partner della competizione e distribuiti ai migliori finalisti sulla base del campo di indagine delle rispettive idee.

Per partecipare a Google Science Fair non resta altro da fare, quindi, che iniziare a esplorare il sito ufficiale e lasciarsi ispirare dalle storie di talento e passione per la conoscenza che questa competizione è stata in grado di ispirare. Un’apposita sezione del sito è dedicata a insegnanti e adulti, perché trovino gli strumenti giusti per incoraggiare i più giovani a ricercare il cambiamento e guidarli in questa grande impresa. Suddivisi per fasce di età, a questo scopo sono messi a disposizione fogli di lavoro e piani di studio da proporre agli studenti per alimentare la voglia di scoprire e regalare loro gli strumenti di conoscenza necessari per farlo. Spirito di osservazione, genuina passione per la scienza e l’intuizione naturale che spesso accompagna le menti più brillanti faranno il resto: Google apre le porte ai talenti di tutto il mondo, perché, come recita il claim che accompagna la campagna che rende nota al pubblico la competizione, ‘La scienza è ovunque, l’ispirazione è ovunque’.

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Locandina presentazione Interceptor Marketing

Esperto Seo ha il piacere di segnalare la sua collaborazione in un importante progetto editoriale: il libro interceptor marketing scritto da Benedetto Motisi.

Per acquistare il libro Vai su Amazon

Questo libro, affronta il web marketing in un modo innovativo, spiegando quella che secondo lui è la trasformazione epocale avvenuta negli ultimi tempi.

Il web ha cambiato la natura umana, l’uomo si sta digitalizzando sempre di più e ormai si dovrebbe parlare non più di Web Marketing ma di Interceptor Marketing, in quanto diventa fondamentale “intercettare” appunto il proprio target nel momento in cui il cliente si trova nello status mentale adatto per fare la ricerca che ci interessa.

Parafrasando una citazione dello stesso autore tratta dal film Matrix, questo si libro presenta in modo innovativo, raccogliendo la sua esperienza di lavoro quotidiana a contatto con le imprese che si affacciano al Web, i due canali maggiori di accesso al web: la pillola rossa (Search) e la pillola blu (Social).

Anche il sottoscritto (Emanuele Tolomei, ndr) ha avuto il piacere di collaborare con questo progetto, scrivendo un breve contributo

Per ulteriori informazioni sull’evento puoi cliccare qui oppure consultare le sottostanti

Quando?

4 Dicembre 2014. Ore 17

Dove?

Fiera Nazionale della piccola e media editoria. Eur (Palazzo dei Congressi) – Sala Corallo

Piazza John Fitzgerald Kennedy, 00144 Roma

Relatori

Interverrà l’autore Benedetto Motisi con i contributi di Emanuele Tolomei e Gian Marco Cattini

Per acquistare il libro Vai su Amazon

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Tasto COMPRA

Tasto COMPRA in arrivo su Facebook

In questi giorni di Luglio le novità sono moltissime, tanto che tantissimi canali anche meno abituati a pubblicare articoli generalisti, stanno creando nuove aree per informare i propri lettori abituali di notizie SEO/SEM e Web Marketing.

A pochi giorni dai primi test avvistati su Twitter infatti, anche Facebook lascia trapelare l’inizio dello sviluppo del tasto COMPRA, che verrà presto inserito all’interno del Social più amato al mondo.

Ne avevo già visto/sentito parlare in questi giorni anche in Google+, ma non ho dato tanto peso alla cosa, ripromettendomi di trovare 1 minuti, non di più, per riflettere su cosa potrebbe accadere.

Così, cercando in Google News, mi accorgo che a quest’ora, la notizia di cartello è proprio questa. Niente da dire, visto l’orario, il caldo, la stagione e il fatto che è praticamente Domenica, ma mi aspettavo qualche notizia un po’ più succosa, invece sono capitato in questa del centrometeoitaliano, non proprio del settore, che riporta semplicemente la notizia e prevede una presa di posizione da parte degli addetti al social media marketing.

Ora, senza andare a cercare ulteriori notizie inutili e dichiarazioni ufficiali, credo sia giusto immaginare uno scenario in cui anche Facebook si piazza nel magico mercato dell’ecommerce.

Iniziamo col dire che Google Shopping è stato ed è, salvo integrazione con AdWords, un vero schifo. Non si trova facilmente il prodotto, i cataloghi non sono aggiornati e la ricerca interna non ha niente a che vedere con l’algoritmo centrale, ne in termini di rilevanza, ne a proposito di filtri.

Molto meglio Amazon in questo caso, che se pur più complesso dal punto di vista dell’usabilità, ma ormai ben assimilato, ha un sistema di ricerca estremamente capillare e preciso.

Poi c’è il nostro girofferte.it ( che nemmeno linko 🙂 ), ma questa è un’altra storia 😀

A parte le cazzate dell’una di notte, mi soffermo solo su questo aspetto, perchè trovo sia molto difficile pensare un sistema di ricerca, tanto più per prodotti di chissà quale genere, all’interno di Facebook.

Già la ricerca di base è molto spartana e comunque rivolta alla ricerca di profili/pagine/gruppi, se ci mettiamo anche la possibilità di cercare prodotti, immagino sarebbero d’obbligo filtri per fascia di prezzo, categorie spero blindate, ma allo stesso tempo difficili da associare per prodotti che provengono da merchant estremamente diversi tra loro, per non parlare della rilevanza o delle recensioni.

Che dire.. io mi aspetto il meglio ovviamente, ma spero vivamente per gli utenti di Facebook che il modello che sceglierà il social, sarà più vicino ad Amazon o Alibabà, rispetto a quanto altro si può trovare.

Sviluppare un motore interno più performante è da parecchio tempo un problema di Facebook, ma se poi non lo è più stato o è stato in qualche modo abbandonato/accantonato, dipende anche dal fatto che l’utenza non si è mai oltremodo lamentata di come ad oggi riesce a fruire della piattaforma. Per cui potrebbe significare anche che magari non è nemmeno pronta a farlo o non gliene può fregar di meno proprio mentre è li dentro (storia vecchia)

Aggiungo anche che da un punto di vista psicologico, Facebook ha dato la possibilità, non solo di trovare persone care e poterci comunicare in estrema semplicità, ma ha anche fatto sentire forse per la prima volta davvero, l’utente protagonista e padrone della piattaforma. Non sarà facile, come non lo è stato con Facebook Offers, togliere il palcoscenico a quello che è più congeniale all’utente al suo interno, ovvero mettersi in mostra. Ovvio che parlo per presupposti, che saranno, sempre mi auguro smentiti, come so anche che i veri esperti di social media marketing, sapranno trovare una chiave per far digerire agli utenti alcuni prodotti, magari selezionati o addirittura creati, proprio per loro.

Ma se c’è invece una cosa di cui sono certo è che ad oggi, quasi tutto quello che è business online, a partire dagli acquisti, fino alla vendita di servizi, passa per la casella di ricerca di Google, perchè il suo Trust è ormai riconosciuto da ogni abitante di qualsiasi parte del mondo. Non credo mi affiderei fin da subito a qualcosa che mi viene proposto su Facebook da pinco pallino. Anche se vedessi qualcosa che mi interessa andrei a vedere su Google se qualcuno ne parla, se è un’azienda che ha già uno storico, un servizio assistenza, delle recensioni.

Per cui credo che purtroppo come sempre, per i piccoli non ci sarà troppa ciccia, almeno all’inizio. E quando anche avranno acquisito un Trust su Facebook che gli consenta di essere competitivi, i veri Brand, avranno già accumulato una visibilità tale, che sarà difficile ai più colmare.

Quindi vedo una partenza sprint dei grossi nomi, con i budget che nessuna piccola impresa potrà permettersi e una visibilità molto limitata ai primi, anche perchè le pagine sono già molto cariche di Native Advertising verso pagine/siti esterni/post etc… Insomma, la solita roba che sarà a vantaggio di pochi, che faranno vedere i loro bei casi studio di successo e che i piccoli guarderanno pensando di poter fare lo stesso, ma chi è veramente esperto di Facebook marketing sa già che non è così.

Nasceranno nuovi corsi inutili per imparare a posizionarsi/vendere su e con Facebook e via dicendo.

Spero di essere smentito, lo spero vivamente 🙂

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Sono un genitore prima che essere SEO e per chi non lo sa mia figlia ha quasi 13 anni

Stasera, mi stava parlando delle sue amicizie, di coetanee per la precisione, che ormai frequentano assiduamente dei social che non sono Facebook

Inizialmente si è parlato di questi social, quasi come fossero il “rifugio” dei pre-adolescenti, che “impossibilitati”, vuoi per le policy di Facebook, vuoi per paura dei genitori riguardo a Facebook, a frequentare il grande social network, si sono spostati in altri lidi

Anche famose pop star, da tempo hanno lanciato qualcosa per coinvolgere i propri fans, ma niente a che vedere con Facebook, che dopo essersi fatti un giretto per questi social meno blasonati, diventa davvero il posto più sicuro del web, anche per i più piccoli.

La cosa oscena è che ho fatto una prova io stesso, registrandomi in uno a caso, cercando una parola a caso : “sesso”, che considerate sarà la prima ricerca, se non la seconda di qualsiasi ragazzino/ina sui 12/13

Mi sono trovato difronte subito una serie di risultati, che somigliano ad un sito di annunci, ma nella sezione animali, dove si vedono le faccine dei sempre soliti chiuaua, venduti per pochi euro.

La mia impressione da addetto ai lavori è immediata e non lascia scampo.

Per quanto ne so, dai racconti di mia figlia e delle sue coetanee, è vero che i ragazzini parlano di cose sporche, guardano youporn durante gli orari di lezione, si masturbano in classe, si fotografano mentre lo fanno e lo pubblicano in diretta anche sul proprio profilo.

Ma non posso non segnalare, che ci sono anche moltissimi profili, con dei testi molto simili, scritti tutti in maiuscolo, con una sintassi che sembra ripetuta di proposito, che fanno pensare a qualcuno che CREI quei profili DI PROPOSITO.

Non voglio credere che ci siano tanti ragazzini tra i 10 e i 14 anni, che pubblichino certe cose. E quelli poco più grandi? Anche peggio. Mi sembra di essere in uno di quei vicoli che si vedono nei film polizieschi dove c’è il pappone, le puttane, lo spacciatore, l’informatore e il sicario.

E questa sarebbe l’alternativa a Facebook? Beh.. preferisco niente, e anche se oggi  mia figlia mi odia, perchè ovviamente discutiamo sul fatto che io non voglia che lei, solo visiti determinati siti, so che domani mi sarà grata, anche perchè lei è una sportiva, è intelligente e con i suoi successi, se continuerà su questa strada, potrà forse un giorno diventare una grande atleta e girare il mondo, conoscere persone vere e magari riempire qualche triste bacheca piena di selfie, delle sue attuali coetanee, che domani ne condivideranno le gesta nel proprio profilo

Spero che questa carneficina finisca prima possibile e nessuno mi toglierà mai dalla bocca che certi posti sono dei ricettacoli di futuri criminali e poco di buono, oltre ad essere istigatori a comportamenti del tutto inadeguati, per non dire peggio, da parte di poco più che bambini.

Avrei voluto, ma ho preferito non citare nessuno di questi social di second’ordine, per non rischiare sicura querela.

Ma che tu sia genitore o no, sai di chi o cosa sto parlando e fai la cosa giusta, tieni i tuoi cari al riparo da sta roba

Un abbraccio grande

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notifiche in analytics

Novità, le notifiche di Analytics

Da stasera ho notato una new entry in Analytics, infatti sono arrivate le notifiche

Somigliano per tipo ai suggerimenti/notifiche in Adwords e si presentano con il campanellino come anche in Google Plus, ma l’iconcina con il numero è gialla, come potete vedere dall’immagine

Quale ulteriore trama si nasconde in questa nuova funzionalità ? 🙂

Le recenti teorie complottistiche che si stanno diffondendo in questi giorni in Google Plus ai danni di Google, fanno sorgere spontanea la domanda, anche se ritengo che in effetti un po’ di utilità c’è.

Al momento, nello screenshot che allego vedete che a me segnala la non presenza di conversioni. Diciamo che in questo caso l’utilità è abbastanza marginale, ma in altri casi, e con la giusta gestione, credo invece possa diventare un ottimo alleato di siti ad altissimo traffico con diversi alert per vari tipi di abbiettivo.

E tu? Come userai questa funzionalità?

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