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Google.. ci legge nel pensiero?

Non ho mai tempo per usare i social come dovrei, ovvero ogni tanto divagarmi e condividere magari qualche immagine divertente di cui parlare tipo quella che vedete in cima all’articolo.. Ma ieri sera mi sono soffermato su questa infinita discussione perchè è bene sdrammatizzare da subito, visto che qualcuno ormai vede in ogni cosa una “teoria del complotto

Intanto un grazie particolare a Carlotta Silvestrini che mi ha passato la palla per queste 2 righe 🙂

Ma ecco il post in questione :

Quindi un grazie anche alla nuovissima funzione Google+ Embedded Posts

Insomma come dicevamo qualcuno, anzi la maggior parte dei frequentatori dei social, ha paura che i propri pensieri siano fonte di nutrimento per Google.

Ma di cosa si nutre Google?

Google mangia contenuti, di ogni genere; nuovi, vecchi, scritti male, perfetti lato seo, flash, html, xml e chi più ne ha più ne metta.

Tanto per darvi un’idea di come funziona l’apparato digerente di Google, se voi provate a cercare un termine tipo “Adgrt674jutyr78”, che non esiste nel suo database, riceverete un messaggio che google odia :

La ricerca non ha prodotto risultati
La ricerca non ha prodotto risultati

Ora, quando avete un attimo provate a creare qualunque contenuto, che contenga tale termine, così come l’ho scritto io, va bene anche un pensiero nella propria bacheca di Facebook, Google Plus, Myspace e così via. Meglio ancora se creo un articolo nel mio blog e lo ottimizzo per questa “parola chiave”. Uscirò sicuramente al primo risultato, anzi sarò l’unico, finche qualcun altro non entrerà in competizione per lo stesso termine.

Da subito manterrò la posizione, perchè avrei il diritto di anzianità, ma poi subentrando altri 199 parametri dell’algoritmo scenderò con molta probabilità, a vantaggio dei siti con più trust.

La velocità con la quale la mia pagina verrà trovata da Google sarà più elevata, tanto più sarà ricercato il termine. Per cui se nessuno, almeno una volta lo digiterà nella casella di ricerca, ne tantomeno lo citerà in altri contenitori che non siano il genitore, impiegherà più tempo. Se invece il mio post verrà ricondiviso da qualche profilo in un qualunque social, interverrà il segnale sociale che lo farà balzare in SERP in men che non si dica.

Per non annoiarvi troppo chiudo qui questa cosa di cui non è necessario parlare ora. Era solo per capire come funziona Google con alcuni contenuti e come mangia.

Per cui a Google interessa quello che mettiamo in rete e non i nostri pensieri.

Poi interviene il modo in cui Google gestisce le informazioni che acquisisce e qui scatta il parallelo con l’immagine tanto discussa.

Infatti, visto che nonostante per molti sembrerà del tutto normale, per alcuni utenti non è semplice reperire le informazioni più pertinenti rispetto alla propria necessità, per cui ecco che arrivano i suggerimenti di ricerca.

Negli anni questo tool è cambiato di molto. Infatti nella prima versione, accanto ad ogni termine comparivano anche il numero dei risultati che restituiva ogni ricerca, oggi non più.

Ma proprio il fatto che qualcuno tema cospirazioni o ritorsioni riguardo le sue abitudini di navigazione da parte di Google, richiede questa piccola spiegazione.

In pratica la ricerca suggerita è migliorata sempre di più, fino ad oggi. Oggi potreste ottenere suggerimenti diversi in luoghi, ip, fasce orarie, e utenti diversi. Se siete loggati o no conta fino ad un certo punto, perchè, soprattutto se usate Chrome, ma anche altri Browser, Google è in grado di interagire con la Cache di ognuno di essi, e quindi con la cronologia. E’ questa che fa scattare la domanda :

“Ma Google mi legge nel pensiero? “

Le nostre abitudini sono già li, nel nostro browser, sia che siamo loggati che sloggati da Google, sia che siamo in modalità anonima che non, per cui niente paura, quello che Google sa glielo abbiamo già detto. Per questioni di usabilità, diciamo, ci suggerisce delle cose che sa già che potremmo cercare in quel momento o in quel posto.

Fate ad esempio una prova. Se siete a Roma e iniziate a cercare Ristorante, vi metterà vicino la parola “Roma” perchè se dovete mangiare non potrete andare di certo a Milano, soprattutto se sono le 8 di sera. Se in più ad esempio, avete già fatto una o più recensioni ad un particolare ristorante, ecco che vi metterà il nome di quest’ultimo, perchè pensarà che vi piacerebbe tornarci.

Tutto questo è gestito con i Cookie, i veri padroni delle nostre abitudini. Per questo da un po’ di tempo, per ragioni legali, sono stati costretti a inserire quel pulsantino Blu che compare in basso in homepage e in alto nelle ricerche.

Approvazione Cookie Google
Approvazione Cookie Google

Fate anche un’altra prova. Mentre state guardando un film con Ben Affleck, provate a cercare sul vostro pc, cellulare o tablet cominciando a scrivere “Ben…”. Quanti personaggi famosi si chiamano “Ben qualcosa”, ma come primo vi darà proprio il suggerimento dell’attore, perchè nello stesso momento, milioni di persone staranno twittando che stanno guardando lo stesso film, cercheranno come voi lo stesso attore, e così via. Questi sono tutti segnali che Google, facendo questo di mestiere, riesce ad elaborare non solo in tempo reale, ma anche con un po’ di anticipo, restituendo all’utente immediatamente ciò che in quel momento soddisfa di più la sua necessità di ricercare.

Il mestiere di Google è quello di dare risposte, per cui state calmi quando vedete immagini così.

Sono solo scherzetti per fare un po’ di “+1” o “mipiace” sulle condivisioni

Il vostro Emanuele Tolomei

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Emanuele Tolomei

Ho iniziato a fare SEO nel 2005, quando Google si affermava anche in Italia come motore di ricerca più utilizzato. Da allora ho sempre migliorato le mie conoscenze, fino ad arrivare a creare un contenitore, espertoseo.com, che ad oggi ha ricevuto moltissimi riconoscimenti ed è partner di Google in diverse iniziative. Personalmente ho anche imparato ad insegnare uno dei mestieri più affascinanti del nostro tempo: quello del SEO. Insieme a chi ha deciso di diventare nostro cliente, ho SEMPRE raggiunto ogni obbiettivo prefissato, anche il più difficile. Il futuro? Google

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