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Anchor Text dopo Penguin: analisi seria e consigli concreti

Piccolo appunto. Dopo aver deciso di chiudere il blog del mio sito per varie ragioni, ho deciso di pubblicare tutti gli articoli direttamente sul blog di Esperto SEO. Un motivo in più per seguirlo 🙂 In più, se c’è bisogno anche di dirlo, ci tengo a precisare che tutte le critiche e le opinioni sono assolutamene personali.

Gli ultimi giorni sono stati caratterizzata da una grandissima quantità di articoli riguardo la gestione degli anchor text in epoca post Penguin. Solo negli ultimi due giorni sono divenuti quasi virali due importanti articoli sull’argomento che comunque non hanno minimamente affrontato il problema concreto: come si pianificano e si scelgono gli anchor text.

Il primo articolo è un caso studio proposto da SEOmoz sugli anchor text post Penguin, e subito pensiamo “ah!“. Poi però ci accorgiamo che è un articolo del blog secondario (quello degli utenti) che poi è passato sul blog principale (quindi non è un post scritto dai colleghi di SEOmoz).  Poi mi accorgo che la prima frase con cui presenta lo studio è “Instead of trying to sound cool and acting like I designed a super professional case study, I’ll just tell you how it really happened.” Bene, già mi avvisa che che il caso studio non sarà super professionale ma che ci racconterà le cose spontanee che sono successe (ci dice anche che lui stava semplicemente facendo SEO su un nuovo dominio e che solo successivamente ha voluto scriverci un articolo).

Onestamente, dopo averlo letto, non ho acquisito nessuna informazione aggiuntiva e, mi dispiace dirlo, ho letto tante informazioni che già conoscevo (e che sono semplici considerazioni generiche a cui tutti siamo già arrivati). Tanto di cappello, comunque, per l’autore (che non conoscevo), che oltre a 1000 tweet, 100+ like su SEOmoz (neanche Fishkin ci arriva) si è presto un bel link follow verso il suo sito personale che, neanche a dirlo, esordisce dicendo “Inserisci la tua email per ottenere l’ebook gratuito, i video e le email: come guadagnare realmente 5000$ al mese online“, vabbè…

Apro una parentesi: Fare test/casi studio originali e interessanti è una cosa complessa e non può essere fatta per caso o per gioco.  Tempo fa, per fare un esempio di casi studio fatti con criterio, ho notato e volontariamente pubblicizzato un test molto interessante sull’eye tracking proposto dai colleghi di Dejan SEO. Qualche settimana fa hanno fatto dei test sul nuovo nofollow inserito di proposito da Google nei link interni di Google+ (e Matt Cutts ha dovuto rispondere di questo). Oppure un mese fa, mentre mi divertivo a fare ricerche impossibili su Google.com, cercando “Viagra” il terzo risultato (valore: milioni di euro!) era un post di Google+ del CEO di Dejan SEO (poi non ho seguito la faccenda). Se non bastasse, poco tempo fa, gli stessi colleghi di Dejan si sono posizionati 1° per “Rand Fishkin” e hanno “hijackato” numerose altre keyword impossibili (questo è il caso studio).

Il secondo articolo che è diventato abbastanza virale sull’argomento, nel momento in cui scrivo il post non ha neanche 24h di vita, è questo articolo di econsultancy.com sugli anchor text per il 2013. Anche in questo caso, centinaia di tweet e commenti, per un articolo che, seppur tecnicamente più corretto e completo, è composto da 7 semplici punti messi a lista.

Personalmente non ho alcun caso studio (degno del nome) da poter proporre, dato che per fare un caso studio sull’incidenza degli anchor text bisognerebbe preparare una notevole quantità di materiale, monitorare costantemente i link, l’uptime dei link, la velocità di rilevazione di Google, WMT, e tutto il resto.

In questo post, invece, vorrei dare la mia visione generica del concetto di anchor text post Penguin e mi imbarco in vari esempi pratici, cosa che a noi piace più della teoria, no? 😀

Dopo l’uscita di Penguin e a seguito dell’inasprimento dell’algoritmo di Google nei confronti dei link arbitrari, ossia quei link intenzionalmente inseriti nel web, a differenza dei mitologici link naturali, ossia quei link spontaneamente usati dall’utenza, la gestione degli anchor text è diventata una priorità essenziale per ogni SEO.

La pulce nell’orecchio

Il mio focus personale sull’argomento nasce dall’evento SEOpocalisse che si è tenuto a Roma e che ha riunito vari SEO da tutti Italia che ho avuto il piacere di conoscere. Marco Maltraversi, che è stato anche relatore all’evento con un talk sugli strumenti SEO,  ha “messo la pulce nell’orecchio” mio e di Emanuele, con un concetto che vi semplifico in: una quantità (e qualità) di anchor text troppo innaturali (come eravamo quasi tutti abituati a utilizzare) può far scattare un algoritmo stile on/off che causa una grossa penalizzazione automatica.

Un nostro sito (forse) penalizzato causa anchor text

Personalmente avevo sempre avuto l’idea che ci fosse una sorta di filtro o di “funzione algoritmica penalizzante” ma che fosse semplicemente una curva per cui l’eventuale penalizzazione sarebbe stata graduale e spalmata nel tempo. Dopo il suggerimento di Marco, effettivamente, io e Emanuele abbiamo ripensato a un caso particolare che ci è successo qualche settimana prima sul settore della seduzione: abbiamo un sito PMD (www.keyword+parola.it) che per “keyword” aveva sempre avuto un posizionamento “buono”: eravamo mediamente 14°-16° (il settore è ultrasaturo di EMD e la key è ultra competitiva). Dopo alcune settimane di link building e dopo una grandissima quantità di contenuti originali e unici di supporto, il sito sparisce dalle SERP in una notte anche cercando il nome dominio.

Il sito è pulitissimo sotto ogni punto di vista, con onestà

Su questo sito ero certo al 100% di aver fatto tutto correttamente: non avevamo neanche una virgola fuori posto ma, anzi, avevamo addirittura degli contenuti aggiuntivi (che non erano pensati per posizionarsi in prima persona) di altissima qualità. Onpage il sito era tranquillissimo e i link erano classiche directory, article e social (ultra testati e ultra affidabili). L’unica cosa che poteva averci causato dei problemi era l’anchor text dato che la keyword, in realtà, è una lunga phrase composta da 4 parole e, per questo, non sono riuscito a utilizzare varianti di keyword significative negli anchor text.

[Attualmente stiamo conducendo un test su questo dominio: dato che gli anchor erano per il 90-95% quasi identici {keyword esatta}, poco tempo fa ho fatto una grossa quantità di link building neutro con chiavi tutte diverse tra di loro. Purtroppo questa SERP è particolarmente lenta, sembra che viene aggiornata si e no una volta ogni due settimane, quindi i risultati stentano a arrivare {WMT ha rilevato neanche il 10% dei link che ho fatto}. Nel caso il sito si riprendesse al 100% , come credo succederà, farò un bel caso studio approfondito =)]

Insieme alla link building, deve esserci l’anchor text planning

Questa premessa riguardo questo nostro caso specifico è per anticipare la parte principale: se, e ribadiamo se visto che è tutto da verificare, esiste una penalizzazione molto incisiva che si basa unicamente sulla qualità (differenziazione letterale) e quantità (percentuali) degli anchor text, forse è giunto il momento di ripensare la propria strategia di link building.

In questa sede non ci soffermeremo sulla fonte del backlink, sul PR del dominio in cui c’è il link, sul testo intorno al link, sul fatto che sia follow o nofollow, e via dicendo. Parliamo semplicemente dei trucchi e degli stratagemmi per variare efficamente gli anchor text.

Andiamo sul concreto

Partiamo dal presupposto che gli anchor text dovrebbero essere, o apparire, il più naturali possibili. Questa è una legge, o un dogma che pochi articoli si ricordano di sottolineare. Dobbiamo dare l’illusione a Google che il nostro profilo link sia il più spontaneo possibile, anche se al 100% è stato creato da noi.

Come sono fatti degli anchor text naturali? Bhe, basta prendere un sito che è diventato virale o che per qualche altro motivo ha ricevuto una quantità epica di backlink: troveremo anchor text di tutti tipi, cose assurde e, sopratutto, troveremo ben poche ancore esatte o parzialmente esatte.

Come il bell’h2 recita: andiamo sul concreto, basta teoria! Prendiamo una keyword secca per la quale sarebbe molto difficile posizionarsi: “Movimento”. Mi dispiace per chi si aspetta siti di anatomia, fitness.. Mi dispiace anche per chi vorrebbe Wikipedia al 1° posto o qualche altro sito istituzionale.. il primo risultato è il sito del Movimento 5 Stelle. Secondo voi Beppe Grillo sta pagando un SEO per posizionarsi 1° per “Movimento”? Io credo proprio di no. In questo caso, quindi, troveremo sicuramente un profilo di anchor text sicuramente spontaneo, proviamo a fare un estratto (in ordine dall’ancora più usata a quella meno usata):

Troviamo tante ancore interessanti! A parte le key esatte, i riferimenti alle stelle e al nome del fondatore, trovo delle key molto particolari come:

  • navigazione
  • cere
  • il dottore
  • rimbocchiamoci le maniche e riformiamo il sistema
  • acqua energia trasporti sviluppo ambiente
  • new age

Da SEO, onestamente, vi verrebbe mai in mente di linkare una pagina del cliente con “new age” o “il dottore” per posizionarlo per “Movimento”? Non dite bugie! 😀

Dopo aver analizzato questo caso concreto, anche se ce ne sarebbe centinaia da analizzare per divertimento, passiamo a un pò di esempi concreti per variare artificialmente le nostre ancore.

Trucchi per variare gli anchor text

Una percentuale, non necessariamente maggioritaria, degli anchor text dovrà ovviamente riguardare la key esatta ma, a differenza del passato in cui si bombardava Google con l’exact match keyword fino a saturarlo, oggi la % di anchor text esatte dovrebbe essere ridimensionata. Marco Maltraversi fissa la soglia dell’anchor text esatto pre-penalizzazione al 60% del totale (qualche blog riporta vagamente la stessa percentuale). Un test sulle % sarebbe bello da fare ma è molto difficile da organizzare con precisione.

Ma ora passiamo a un pò di stratagemmi tecnici e letterali per variare i nostri anchor text.

Anchor text: gli URL

Inizio direttamente parlando degli anchor con URL perché sono i primi che vengono trascurati/sbagliati da molti SEO. Nella quasi totalità dei siti con backlink naturali gli anchor con URL sono sempre presenti e ci sono SEMPRE tantissime varianti perché, appunto, è naturale che ci siano.

Generalmente siamo abituati a usare l’anchor ma è bene utilizzare varianti del tipo:

Che possono essere utilizzate anche per deep links, perché è naturale farlo. Molto spesso accade di linkare un deep link di un sito usando come ancora l’intero dominio, perchè anche in italiano è più fluente, ad esempio:

“Hai un sito? Scopri perché Espertoseo.com è l’agenzia SEO numero 1″

In questa frase ho utilizzato l’ancora “espertoseo.com” per linkare la sottopagina espertoseo.com/servizi. E’ perfettamente naturale e spontaneo (vi immaginate se avessi scritto “scopri perché http://www.espertoseo.it/servizi/ è l’agenzia SEO numero 1“?)

Anchor text: il brand, se presente

Nei casi in cui, realmente, abbiamo un brand da spendere (i domini EMD non sono considerati brand) è quasi indispensabile che una grande percentuale di anchor text sia brandizzata.

La prima anchor text in entrata di www.ebay.it è “Ebay“, non è aste, prodotti in asta, vendita tra privati ecc

Guardando il profilo di backlink di ebay, oltretutto, dobbiamo andare verso il 30°-40° posto per incominciare a trovare degli anchor text non-brand e non-url: quindi è bene utilizzare SEMPRE queste due forme di anchor text.

Prendendo d’esempio Youtube.com, oltre al classico brand “youtube” è possibile trovare tante varianti che siano naturalmente plausibili:

  • Youtube
  • youtube
  • YOUTUBE
  • YouTube
  • YouTUBE
  • YOUtube
  • YOUTube

Nel caso in cui il brand sia più spontaneamente “divisibile” è naturale aspettare degli anchor text brandizzati spezzati, del tipo:

  • Mc Donald
  • MC Donald
  • MC DONALD
  • Mc Donald’s
  • Mc Donalds
  • MC Donald’s
  • MC Doanlds
  • MC DONALD’S
  • MC DONALDS
  • MC DONALD’s
  • mc donald
  • mc donald’s
  • mc donalds
  • e via dicendo

Anchor text: varianti della keyword

Variare la keyword ( o keyphrase) è un aspetto cruciale e complesso: in teoria andrebbe analizzato caso per caso perché è difficile dare indicazioni precise. In questo caso posso dare delle indicazioni generali che saranno sicuramente di aiuto:

Per la maggiorparte delle keyword è possibile utilizzare i singolari, plurali, maiuscole e errori frequenti. Ad esempio per la keyword “Prefabbricato in legno” alcune key potrebbero essere:

  • Prefabbricato in legno
  • prefabbricato in legno
  • Prefabbricati in legno
  • Prefabbricato legno
  • Prefabbricati legno
  • Prefabricati in legno
  • Prefabricati legno
  • Prefabbricati in lengo
  • ecc

Anche il verbo, se possibile, è funzionale. Google, per la stessa ricerca, evidenzia in grassetto sia Donazione che Donare, attribuendo lo stesso valore alle stesse.

Un’altro modo !sottovalutato! per variare gli anchor text è scovare (spesso è difficile) le keyword che sono considerate sinonimi da Google o abbreviazioni/nicknames di altre keyword. Ad esempio, cercando “barca” su Google che cosa vi aspettereste? Imbarcazioni in vendita? Wikipedia che vi spiega cos’è una barca?

No: il 1° risultato è il sito della squadra di calcio Barcellona. Se provate a fare la ricerca, oltretutto, Google evidenzia in grassetto la parola “Barcelona” che, per lui, è un vero e proprio sinonimo di barca.

Altro esempio ultra commerciale: cercando “vestiti uomo” i primi risultati nella SERP hanno la phrase “abbigliamento uomo” (tutta in grassetto) e mai la parola “vestiti“. Riflettete su questo.

Anchor text: neutro

L’anchor text neutro è SEMPRE presente nei siti naturali. In certi casi la quantità di anchor text neutri può superare quella degli URL o i brand, ma sono sempre numerosi, è inevitabile.

L’anchor text neutro per eccellenza è “clicca qui” che viene tuttora utilizzato tantissimi per tanti link.

Fare una una lista degli anchor text potenzialmente neutri è impossibile perché, da un punto di vista teorico la formula potrebbe essere:

$anchor-neutri = $dizionario – $anchor-url – $anchor-brand – $anchor-key – $anchor-variazioni-key

In pratica esistono migliaia di parole non correlate al tema, all’url o al brand del sito in esame. Le particelle neutre più comuni sono sicuramente:

  • Qui
  • Clicca qui
  • Questo
  • Questa
  • Questo sito
  • Questa pagina
  • Questo articolo
  • Vai
  • Vai al sito
  • Visita il sito
  • WWW
  • www

Oltre agli anchor text più “neutrali” e distanti, è possibile ideare degli anchor, seppur neutri, ma correlati semanticamente al tema del nostro sito (questo tipo di anchor, si dice, sarà sempre più rilevato dai motori di ricerca).

Anche in questo caso, è impossibile fare una lista perché bisognerebbe analizzare caso per caso. Ma provo a fare un esempio per chiarire: il blog di Esperto SEO, come questo post dimostra, spesso contiene degli articoli SEO interessanti.  Non mi sorprenderei, per esempio, se tra gli anchor text in entrata di “espertoseo.com/blog” ci fosse qualche ancora particolare (letteralmente neutra ma semanticamente correlata) del tipo:

  • casi studio originali
  • test e indagini approfondite
  • ultime novità in tempo reale

Queste 3 phrase (totalmente inventate ma plausibili), se ci pensate, sono tecnicamente neutre: non hanno brand, non hanno url di espertoseo, non c’è la parola SEO né la parola BLOG, non ci sono sinonimi accettati da Google (grassetto) né per la parola ESPERTO, né SEO, né BLOG, ma è probabile che Google, se non ora nei prossimi anni, riesca a “interpretare” il significato di queste ancore attribuendo all’url di destinazione (il blog) un valore aggiunto da un punto di vista “giornalistico”, “informativo” e quindi una maggiore attinenza alla sfera delle notizie, news, indagini, statistiche, ecc.

Anche se, a prima vista, la phrase “ultime novità in tempo reale” non sembra molto utile per chi vuole posizionarsi per “Blog SEO”, questo tipo di frasi semantiche sono sempre più sottovalutate dai SEO che puntano sulla vecchia strategia di ancore 1.0 che è ormai superata.

Anchor text: lunghe phrases

Lascio per ultima questa categoria perché, generalmente, è quella presente in minor percentuale anche nei profili naturali. Spesso gli anchor text molto lunghi (da 5 parole in su) vengono totalmente dimenticati dai SEO ma credo che siano un’ottimo modo per attribuire valore aggiunto a un link e a differenziarlo dagli altri (oltre che a contribuire alla differenziazione generale degli anchor).

Un esempio di anchor text con phrase lunga lo avete visto in cima a questo post (non era programmato, è il mio modo naturale di linkare. Notate che ho detto NATURALE?). Per linkare gli articoli che io considero deludenti sotto il punto di vista anchor text, io ho usato questi due anchor:

  • questo articolo di econsultancy.com sugli anchor text per il 2013
  • caso studio proposto da SEOmoz sugli anchor text post Penguin

Nel primo anchor text, ad esempio, c’è un buon numero di parole e particelle neutre, c’è una parola semantica da correlare alla blogosfera “articolo”, c’è il brand econsultancy.com che incrementa l’authority del dominio, c’è la keyword esatta dell’argomento del post “anchor text” e c’è addirittura la data per incrementare (forse) il freshness.

Tutto questo è stato spontaneo dato che prima ho scritto il paragrafo e poi ho scelto la frase da linkare più idonea e esplicativa (molti fanno il contrario: prima pensano alla keyword [generalmente esatta o comunque corta] e poi costruiscono la frase intorno alla stessa).

Dato che la maggiorparte di bloggers e giornalisti agiscono proprio in questo modo pulito (prima scrivono e poi, eventualmente, linkano, perché è questo il loro lavoro) è per questo che generalmente otteniamo delle ancore molto lunghe da siti di qualità, grandi testate giornalistiche o tramite citazioni di altri blog di settore&co.


Per concludere: ci sarebbero tantissimi altri aspetti di cui discutere riguardo gli anchor text ma, oltre alla lunghezza oserei dire (purtroppo) non convenzionale per la media dei blog SEO italiani, non vorrei entrare eccessivamente nel tecnico sia perché potrebbe essere noioso, sia perché, tutto sommato, tu, caro lettore, sei un nostro potenziale competitor nel mercato SEO!

Se vi è piaciuta l’analisi, non chiedo link, ma magari una condivisione o un bel commento ragionato con la vostra opinione mi piacerebbero davvero 🙂

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Commenti (31)

  • Un ottimo tool per capire nel proprio settore il mix giusto di Keyword è LinkResearchTool del austriaco Cemper.
    Inserendo i top player delle SERP nel settore, il tool di analizza i loro link , e ti fa vedere in che percentuale loro usano le ancore suddivise in :

    Money Keyword
    Compund
    Brand
    Neutre

    con questi dati uno si puo orientare , dosando le ancore nel modo giusto.

    • Ammetto la mia grossa ignoranza, non avevo mai sentito questo tool (che è ultra referenziato). Per quanto possa essere formidabile, però, 369$ al mese sono un pò tantini 😀 Comunque ottima segnalazione, grazie!

  • Mmmm ok, mi piace molto questo post, ma fondamentalmente io farei un ragionamento inverso,

    perchè non facevate così anche prima?

    Io cerco di ragionare in questi termini dal 2007, anno delle prime importanti penalizzazioni dovute alla link building 😀

    Probabilmente è colpa mia che ho sempre pensato alla gloria e poco ai soldi, ma calcare troppo il gomito è inevitabilmente pericoloso, superare il 40% era rischioso e sconsigliabile anche 1 anno fa, questi discorsi post-penguin mi fanno un po’ ridere a volte.

    Sembrano più una confessione a volte.

    Cmq grandissimo Danilo che hai creato queste argomentazioni così da iniziare magari una bella discussione collettiva 😀

    • A mia discolpa posso dire che nel 2007 andavo alle superiori 😀 😀 A parte gli scherzi, io ho sempre applicato le idee che ho esposto nell’articolo. Fortunatamente Penguin è stata una conferma alle nostre tecniche, tanto che non abbiamo avuto praticamente nessun cliente penalizzato a causa delle nostre attività SEO (anzi, abbiamo dovuto risolvere situazioni critiche causate da altri). Alla fine, credo, è solo una questione di buon senso: è logico pensare che Google preferisca la naturalità. Una grande quantità di anchor text in entrata tutti uguali non sono assolutamente naturali, quindi, a rigor di logica, è più utile e sensato variare le ancore cercando di “Imitare” una situazione naturale. Tutto questo implica la necessità di fare link building manuale (altrimenti sarebbe necessario developpare un software molto più avanzato di Scrapebox) perché solo facendo link 100% a mano è possibile variare le ancora in base all’esperienza e alle circostanze.

      Io ho esposto una teoria che può essere tranquillamente confutata (se qualcuno mi porta un esempio concreto con dati alla mano sarei contentissimo di cambiare idea!) ma finora ha sempre funzionato. Anche se è molto complesso e faticoso, sarebbe interessante fare dei test approfonditi del tipo: se il 60%+ delle ancore fosse neutra che accadrebbe? Se io ho il 70% di ancore “clicca qui” questo causa la stessa penalizzazione del caso in cui ho il 70% di ancore “Key esatta”? E, inoltre, se io ho 3 link in entrata di cui 1 neutro e 2 “key esatta”, matematicamente ho il 66% di ancore esatte.. vengo penalizzato? Se non vengo penalizzato perché i link sono effettivamente troppo pochi, quando inizia a scattare il filtro? Da 20 link totali? 40? 100?

        • Nei post non lo preciso più perché ormai lo sanno tutti che la maggiorparte delle cose che scrivo mi sono state insegnate 😀

          • lo so cucciolo, anzi scusa, non sono stato preciso.. era una battuta sul fatto che proprio per questo non dovremmo trovarci siti con così tanti anchor uguali 🙂

            se no adriano, che già mi vede come uno degli spammer professionisti più affermati, crede che voglia evangelizzare il male 😀

            per il resto anzi,come sempre oltre qualsiasi aspettativa. un post degno di un veterano

            ma per quanto riguarda eventuali aggiunte ci sto ancora ragionando. devo fare dei calcoli sul mio archivio storico

      • Io sto testando sul mio blog con una “coda lunga” commerciale, linkando l’homepage con tre key miste. Per ora sono in sesta posizione di Google con la key di lunga coda geolocalizzata e in seconda pagina con la lunga coda. Come dice spesso Benedetto Motisi, fare una linkbuilding “leggermente” trasandata é ideale.

        • Ho capito a quale keyphrase ti riferisci, tienici aggiornati perché è interessante. Tralaltro avrai notato che per la key secca non-geolocalizzata, ho fatto un pò di prove e c’è la homepage di espertoseo in prima pagina senza la keyword nel title (siamo gli unici nella prima pagina di quella SERP col title neutro)

          • Scusa Daniele ma è fin troppo evidente la key di cui stiamo parlando, basta guardare il title del tuo blog 😀 A questo punto la diciamo, anche perché è un bel risultato, per “Consulente SEO Roma” Daniele ha un buon 6° posto. Noi, invece, siamo 9° per “Consulente SEO” senza avere la key nel title 🙂 Gran parte del lavoro lo fa comunque il dominio che è storicamente semanticizzato sulla SEO.

    • Con key secca geolocalizzata intendo una chiave “ricercata” in una determinata località (nazione, città, regione ecc) come ad esempio “agriturismo a TERNI” – “consulente seo ROMA” – “corsi seo a Milano” (in questi casi, invece, le key non geolocalizzate sarebbero state “agriturismo” – “consulente seo” – “corsi seo”). Sulla differenza in SERP (e lato SEO) delle key localizzate lascio la parola a Emanuele che sul local ti può rispondere sicuramente molto meglio me

    • In serp fa la differenza per un semplice motivo:
      Se provi a posizionarti con “Hotel Alghero”, per assurdo troverai molta più difficoltà nel posizionarti rispetto a “Hotel”

      Semplicemente perchè per la chiave “Hotel” nessun sano di mente investe un euro

      Mentre ad Alghero ci sono almeno 200 alberghi che vogliono essere in prima pagina per la chiave localizzata “Hotel Alghero”, ma i risultati, compresi i places, non possono superare i 17 in serp

      Conclusione:

      Se tu oggi apri un sito e ci sono già 17 strutture che sono in prima pagina per la chiave in questione, che hanno un’anzianità di almeno un anno di lavoro su questa, non hai matematicamente nessuna possibilità di posizionarti, a meno che:

      * Uno dei competitor chiuda
      * Uno dei competitor usi Aruba come Hosting 🙂
      * Uno dei competitor subisca negative seo
      * Uno dei competitor esageri in link building innaturale o scorretta
      * Uno dei competitor sottovaluti i fattori seo dei competitor che prescindono dall’anzianità del dominio e dalla eventuale EMD
      * MOLTI ALTRI FATTORI…

      SUGGERIMENTI:

      * Creare contenuti onpage per chiave più competitiva
      * Eseguire una link building sulla long tail

      Il risultato è duplice e favorisce la copertura semantica di più città limitrofe, soprattutto se il progetto viene sostenuto da profili social che indichino l’esatta locazione della struttura

      Il tutto è trasportabile su vari settori, fino a persone fisiche, nel caso di omonimie ad esempio, di cui mi sono occupato diverse volte

      • Altrochè direi 🙂

        La cosa più bella è sempre quella di ottenere un risultato, anche piccol. tanti piccoli insieme ne fanno uno grande. Pensa ad un sito di news come repubblica, a parte il traffico di massa sulla notizia dell’ultima ora, il grosso, ce l’hanno dagli innumerevoli contenuti che hanno prodotto negli anni. Pensa ora a un tuo sito, dove hai creato 1000 contenuti, di cui ognuno ti fa una sola visita al giorno 🙂

        Uno spettacolo.. questo non è seo, ma rudimenti di matematica arrugginiti

  • Caro Danilo, era da tempo che non mi soffermavo in un post tanto lungo ed informativo, quindi non solo avrai il link di condivisione ma avrai anche un nuovo follower ed un giudizio personale in merito al tuo articolo:

    Quando si dice creare contenuti originali, mi sembra che qui ne hai dato il massimo esempio.
    Apprezzo molto il tuo modo “concreto” e “pratico” di spiegare la teoria degli anchor, cosa che vedo fare sempre meno e sempre peggio. Ho preso molti spunti dal tuo articolo tanto che andrò a rivedere alcune strategie di link building che hanno bisogno di un upgrade.

    Stabilire una percentuale di “anchor naturali” ovviamente è difficile ma in questo clima di cambiamenti vale davvero la pena fare un tentativo e rivedere i link che si ricevono.

    P.s. riguardo al fatto che hai abbandonato il tuo blog, da un lato sono contento perchè non ti avevo mai letto prima e adesso ho conosciuto un collega grazie anche a quel birbante di Emanuele Tolomei che saluto.

    Complimenti per l’articolo e alla prossima.

    Antonio Mecca

  • Ciao a tutti. Mi sono imbattuto anch’io n questo post interessante articolo. E vorrei dare anch’io il mio contributo. Non sono troppo convinto che variare il singolare e plurale oppure inserire la preposizione in mezzo funzioni (es. fabbricati legno e fabbricati in legno) Credo che se Google indicizza nelle serp le stesse pagine sia che siano al plurale che al singolare, analogamente possa interpretare questi anchor text come fortemente correlati tra loro e quindi li associa in qualche modo.

    Personalmente quando ho lavorato per il posizionamento di un sito ecommerce per una keyword molto competitiva ho seguito questa ricetta (50% dei link sulla parola chiave principale, 10% sul nome di dominio, 10% su anchor text sporchi (es. clicca qui, vai al sito, ecc), 30% su parole chiave correlate della long tail)

    Beh ha funzionato benissimo. Quella parola chiave adesso è primo risultato (si tratta di una keyword da 7000000 di risultati circa) e molte parole correlate sono nelle prime 3 posizioni

  • Complimenti per l’articolo (mi ripropongo di leggere anche i link segnalati).

    Non ho ben capito la citata percentuale del 60% . Si intende che prima di penguin era la percentuale fino alla quale si poteva arrivare con anchor text esatti ? Se sì, personalmente mi sembra un po’ altina.

    *****************

    Mi sono sempre chiesto se non sia da valutare anche il sito donante (oltre al necessaria naturalezza del mix di anchor text che hai trattato abbondantemente), tu mi pare che accenni alla qualità all’inizio del post (oltre che quantità)

    Nel senso che anche nell’esempio dell’articolo si parla di directory, article marketing etc.

    Google credo che sia benissimo in grado di capire con che sito ha a che fare (quando vede un link): se sono in una directory (vedrà nel title “directory”, “inserisci il tuo sito”, footprint tipo powered by PHPld, url tipo choosepack.html etc), se article marketing vedrà nel title (comunicati stampa, article marketing, pubblica il tuo articolo e via dicendo).

    Mi chiedo se sia naturale un profilo di link building (che magari ha un ottimo mix di anchor text) ma i cui link provengono in alta percentuale da CS/AM e directory ? cosa c’è di naturale in un link che proviene da una directory o da un articolo su un sito di comunicati stampa ?

    Io personalmente ho notato per 2/3 lavori che ho fatto recentemente piccoli problemi.

    1)
    Personalmente ho anche dei dubbi per quanto riguarda la situazioni in cui il dominio nome attività mescolato alla keyword tipo:

    Keyword + NomeAttività .ext

    armeria pinco.it
    hotel pallino.com

    ho idea che un’alta percentuale di link con “keyword + nome” nell’anchor dei link (specialmente da siti come directory) stia iniziando a diventare problematica per questi tipi di sito (anche se è il dominio stesso a contenere la keyword, anche se non è un EMD propriamente detto)

    Per un lavoro fatto recentemente ho messo un 30% di anchor text come
    Keyword + nome per sito con dominio Keyword competitiva + nomeattività .ext (armeria + pinco per armeriapinco .tld)

    ed anche questo dopo una comparsata tra i primi 10 con keyword competitiva è sceso adesso tra la 3 e la 4 pagina (mentre il sito globalmente va molto bene con tutte le keyword).

    Mi resta il dubbio che quei link “keywordcompetitiva + attività” siano troppi essendoci la keyword (anche se è il dominio essenzialmente quello).

    2)
    Per un’altro sito ho messo alcuni link (pochi rispetto al totale direi <5% ) con anchor text
    NomeAttività + Keyword

    dove il dominio è NomeAttività.it

    Questo dopo una comparsata di qualche giorno in home per "keyword" è sparito (anche se la % di questi link rispetto al totale era molto bassa).

    3) un terzo lavoro fatto per beneficenza con un'altra persona: dal 2° posto per "keyword + località" dove è stato per un anno il sito in questione è passato nell'arco di un mese in seconda pagina

    Di anchor text esatti neanche uno, solo 3/4 con keyword mixata in vari modi al nome dall'attività (globalmente parliamo di una % di questi link inferiore al 5/10%)

    Solo che i link quasi tutti da directory (perchè non c'era budget)

    Anche qui ho il dubbio che sebbene non ci sia un anchor text esatta sia scattato qualcosina dovuto al mix directory/anchor text mixati.

    L'idea che mi sto facendo io è che penguin sia in realtà molto sofisticato di quello che comunemente di pensa e che tenga conto di tanti fattori tra cui
    1) sicuramente del profilo degli anchor text e che ragionare in termini di % di anchor text esatto al di sotto di una certa soglia sia molto riduttivo.
    2) natura e qualità del sito donante
    3) probabilmente Google tiene conto del settore merceologico (in alcuni settori scatta prima di altri)

    • Ciao a tutti, sono Roberto di Seospecialistitalia.it . Complimenti per l’ articolo, se non altro per l’ ottima discussione che ne è venuta fuori.
      rispondo a michele riportando quello che dice in questa pagina Google sugli schemi di link https://support.google.com/webmasters/answer/66356?hl=it , e cioè richiama tra le altre cose che è considerato uno schema di link non conforme alle proprie regole una “Campagne di marketing di articoli o di pubblicazione degli ospiti su larga scala con link di anchor text pieni di parole chiave”.
      Ne vien fuori che non considera un seme malato l’ article marketing che ospita, ma considererà spammer te che scrivi articoli e comunicati solo per utilizzare ancor text in esatto o parziali.

      Gli article marketing sono un mezzo pubblicitario, è l’ abuso che se ne fa che viene penalizzato.

      Inoltre recita questo :” Inserzioni o pubblicità nativa che prevedono la ricezione di un pagamento per gli articoli che includono link per trasferire il PageRank” , eviterei i guestpost che spudoratamente hanno scritto che in cambio di soldi danno backlink.

      ancora dice che considera non a norma questa pratica : “Link ampiamente diffusi nei piè di pagina di vari siti” se siete ancora salvi utilizzando questa pratica, attenti che il fatto di poter segnalare siti a google può mettere il vostro sito sotto indagine se lo utilizzate come metodo.

      Google dice ampiamente che se volete fare queste pratiche perchè vi piace fare la pubblicità cosi, dovete assolutamente usare il rel nofollow per interagire con gli utenti non con gli spider.

      Molti seo non si rendono conto che se google apporta modifiche all’ algoritmo è proprio perchè ci son troppe persone che si credono furbe.
      Si ok ! potrà andar bene per 6 mesi, per 1 anno, magari come capitò a me nel 2003 per 2 anni, ma poi lo prendi nel BIP di sicuro.
      Google e la seo sono due facce della stessa medaglia, google non vivrebbe senza seo e viceversa. google ha bisogno di dare agli utenti delle sue serp risultati sempre freschi belli e puliti e realmente utili e dunque va a nozze con l’ ottimizzazione seo. Quello che odia è essere preso per il bip.
      Molti parlano di penguin, ma dovrebbero avere più paura dei quality rater, che sono uomini e sono stati inseriti nel processo. L’ algoritmo individua un gruppo di pagine sospette e i quality fanno il resto, se sei ok vai avanti se non sei ok, lo hai preso nel bip. Ed il fatto di avere domini in esatto, o anche parziali, non vi sembra gia un operazione NON naturale ? insomma io mica mi chiamo seo specialist, la mia società si chiama seo specialist Italia, ed è giusto che sia in 1° posizione per il mio brand……. Danilo, mica il tuo nome è Esperto seo ? come mai ti trovi li ? lo trovi naturale ? io non credo. Credo che sia giusto che in quella posizione ci sia davvero il miglior esperto seo, non che tu non lo sia, lunge da me questo pensiero non offenderti, ma tra le migliaia di esperti seo che esistono al mondo credo che quella posizione non ti appartenga, debba appartenere ad un sito informativo che dica cosa fa un esp. seo, chi sono gli esperti e cose del genere che sia utile insomma. Ho detto questo esempio giusto per farvi riflettere sul fatto che io non potrò mai essere naturale se ho una keyword nel dominio, comunque essa sia, e che dunque probabilmente se ho sempre bisogno di fare operazioni sul mio sito a livello di backlink non è perchè gli altri fanno questo e quello o perchè google ha cambiato algoritmo, è semplicemente per il fatto che la NON naturalezza non è partita dai tuoi backlink, ma dal tuo dominio. Ho posizionato siti anni fa che hanno superato panda pinguin orsi bruni fenicotteri e orsacchiotti…….. e sono sempre li e ti posso giurare che non ci lavoro da anni.
      un saluto a tutti nessuno si offenda Roberto

      • Ti devo chiedere scusa Danilo, ho parlato senza conoscere le cose, non ero mai entrato nel sito esperto seo e solo ora noto che la tua società si chiama esperto seo srl, dunque scusa , ma quel posto è logico che sia tuo. un saluto Roberto

  • Caspita Michele, un commentone 😀

    Concordo sul fatto che un profilo di link che contiene molte directory/comunicati non può essere definito naturale di per sé, però se Google incominciasse realmente a penalizzare questo tipo di link crollerebbe il 95% del mercato SEO (e di conseguenza anche AdWords 😉 Ecco perché Google ci va piano con queste cose).

    Sul fatto della complessità di Penguin mi trovi pienamente d’accordo. Il caso studio di cui ho parlato nel post, tralaltro, ancora non si è risolto (tre ore fa ho fatto la prima richiesta di riconsiderazione a Google). Non mi era mai successo un caso così particolare: sembra a tutti gli effetti una penalizzazione derivante da anchor text troppo manipolati (anche se, per tentare di risolvere, ho tentato di fare altri link molto neutrali per compensare, ma sembra che non sia servito a nulla). Oggi ho fatto la richiesta, se dovessi ricevere una risposta interessante da Google, forse ci faremo un altro articolo!

    ps. sul fatto del settore merceologico sono anche qui d’accordissimo: ho trovato personalmente dei settori estremamente lenti nel muoversi e “aggiornarsi” (anche se competitivi) mentre altri molto ma molto veloci (con la stessa competitività). Per essere precisi, nel caso studio che ho citato, il settore sembra estremamente lento (la SERP è identica da due mesi (nonostante grandi attività SEO anche dei competitor)).
    Vedremo 😀

  • Emanuele ottimo articolo, ultimamente stò monitorando da tempo la percentuale dei “link” oltre alla differenziazione per capire anche il peso dato dai link a Google. Per test o altro sempre a disposizione.

    Ciao a tutti
    Marco

  • Articolo abbastanza lungo ma che non fa stancare chi lo legge quindi complimenti a Danilo. Naturalmente ci sarebbero altri fattori da mettere in gioco e quel 60% non è legge: se dovessi aggiungere qualcosa direi che va anche “pesato” il link dofollow-nofollow oltre al fatto di non linkare sempre e solo la stessa pagina. Ci sta che non venga scritto tutto come giustamente dice Danilo “sei un nostro potenziale competitor nel mercato SEO!”. Mi permetto di aggiungere anche che le tecniche di ancoraggio dipendono anche dal settore in esame e dalla competività. Naturalmente non ci sono regole assolute scritte ma studi, analisi che portano a delle considerazioni personali anche perchè ognuno è libero di credere e applicare le proprie regole perchè alla fine alla lunga vale sempre e solo il risultato. A tutto c’è un perchè e magari ancorare parole come “gesù” o “dio” avranno anche un SEO significato oltre quello cristiano… :D.
    L’importante è sempre avere la padronanza del giocattolo, la consapevolezza di ciò che si sta facendo e il “planning a 360°” sotto controllo in maniera tale da poter capire cosa e come cambiarla in qualunque momento stando molto attenti al transition rank. Per il resto mi baso su tecniche di posizionamento ben diverse dalla norma e mi riconosco totalmente in questa frase di Emanuele che copio per l’occasione “io ragiono da solo senza tirare in ballo nessuno, semplicemente perchè tutti mi attaccherebbero, visto che il mio pensiero è del tutto opposto a quanto scritto in qualunque CAZZO di linea guida di Google o in qualunque MERDA di codice etico.”.

    • Grazie per il contributo carissimo. Felice di sapere che la SEO sfera non è cosparsa di puri coglioni, ma anche di lupi solitari che ogni tanto fanno capolino, nonostante, come nel tuo caso, non hanno nulla da dimostrare 🙂

  • Ciao Emanuele…. da lupo solitario si riesce a navigare nelle serp oscure e osservare meglio tutto e tutti. Si sporge appena il capo oltre un riparo per guardare qualcosa o qualcuno, possibilmente senza essere notati: perdi di branding ma riesci a distruggere altre tappe fondamentali. Siamo ricercatori… ma pochi riescono a percepirlo.

    Mi permetto di intromettermi sul post di Danilo circa la serp per “Consulente SEO Roma” e “Consulente SEO”, l’output di ricerca dipende anche da dove la ricerca stessa viene fatta. Se fai una ricerca da Palermo (google geocalizzato) la serp è diversa rispetto a Roma. Naturalmente se proxy (no google geocalizzato) la serp cambia nuovamente.
    Piccola correzione rispetto a quanto scritto da Danilo “Noi, invece, siamo 9° per “Consulente SEO” senza avere la key nel title”….. la key è presente nel titolo ma naturalmente non è questo che porta li il sito in quella posizione.

    • Faccio solo una piccola precisazione: quando ho scritto l’articolo e ho detto che eravamo 9°, non c’era “Consulente” nel title di EspertoSEO (è arrivato qualche settimana dopo e infatti abbiamo acquistato un pò di posizioni).

      Quando eravamo 9° il title era “Esperto SEO – Ottimizzazione di siti per i motori di ricerca” e la parola consulente non era presente neanche nel content 😉

      Un saluto!

  • Danilo figurati…. mi sono permesso di segnalare la piccola correzione per chi magari leggeva e poi riscontrava un qualcosa di diverso in serp. Immaginavo fosse stato cambiato dopo….;) , non avrebbe avuto senso da parte tua scrivere una qualcosa non vera tra l’altro facilmente riscontrabile. Naturalmente sai che inserendo “consulente” è stato come mettere la ciliegina…. ma l’importante è la torta. Ciao!

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