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Mese: settembre 2013

Marco Maltraversi ci ha preceduto con un post, ma la notizia ormai sta dilagando in tutte le comunità SEO esistenti: è stato annunciato un nuovo aggiornamento dell’algoritmo (pare) molto incisivo.

L’Hummingbird Update (aggiornamento colibrì) è stato annunciato da Amit Singhal, vice presidente “senior” del gruppo search di Google. In un post successivo, oltretutto, lo stesso Singhal scrive:

“Remember what it was like to search in 1998? You’d sit down and boot up your bulky computer, dial up on your squawky modem, type in some keywords, and get 10 blue links to websites that had those words.”

L’aggiornamento colibrì

Singhal ci fa sapere che il nuovo aggiornamento Hummingbird è stato lanciato circa un mese fa, e ha già colpito il 90% delle keyword mondiali (esatto, 90%, non il solito 2-3% dei roll di Panda.

Lo scopo di Hummingbird è quello di migliorare la capacità interpretativa di Google nei confronti di keyword e keyphrases non strettamente convenzionali. L’avvento dei Google Glass, per esempio, porterà un significativo aumento di query vocali del tipo:

  • che tempo fa a Terni?
  • qual’è il cinema più vicino a casa mia?
  • qual’è l’ultimo film interpretato da Nicolas Cage?
  • ecc

Il vecchio sistema di interpretazione delle keyword era di tipo simil “booleano”, come lo definisce lo stesso Singhal. Il motore di ricerca associava le keyword in modo molto meccanico  e “letterale”.

Hummingbird tenta di minimizzare questa debolezza dei motori di ricerca: lo scopo è quello di dare la possibilità agli utenti di cercare qualsiasi cosa utilizzando il linguaggio naturale (quello che userebbero parlando con una persona).

Google cerca di adattarsi alle caratteristiche dell’utente, e non il contrario. Fino a adesso, infatti, siamo noi che ci siamo “abituati” alle “esigenze” del motore di ricerca, e abbiamo modificato le nostre query per renderle più facilmente interpretabili da Google.

Per riprendere uno degli esempi in alto: probabilmente, fino ad ora, io avrei cercato “filmografia Nicolas Cage” oppure “ultimi film Nicolas Cage” per ricercare quell’informazione. Grazie a Hummingbird, e ai suoi sviluppi futuri, sarà sempre più facile usare la forma “naturale” della domanda (come ad esempio “qual’è l’ultimo film interpretato da Nicolas Cage?”).

Risvolti futuri

Se consideriamo che il Not Provided raggiungerà rapidamente il 100%, questo nuovo aggiornamento non è da sottovalutare. Il fatto di dare la possibilità agli utenti di fare query in modo naturale (e quindi NON standard), da origine a migliaia (milioni?) di nuove keyword e nuove longtail, fino ad ora impensabili.

Questo aggiornamento, forse, spingerà i SEO a puntare molto di più sul contenuto/semantica piuttosto che al keyword stuffing, keyword density e altri parametri ormai “superati”?

 

Pubblicizzare un corso

Come pubblicizzare un nuovo corso

L’idea di oggi riguarda coloro che intendono pubblicizzare un nuovo corso, di qualunque genere, utilizzando al meglio i vari strumenti che mette a disposizione la rete.

Facciamo un piccolo elenco di 5 possibili sistemi che messi insieme ti fanno fare bingo:

  1. Facebook Eventi – Se l’evento è abbinabile ad una pagina Facebook meglio ancora. Si potrà contare su un buon bacino di utenza, ovvero i likers se ne avete, o comunque potrete successivamente abbinarlo anche ad una campagna semplicemente cliccando sul link “promuovi” nell’account del gestore dell’evento
  2. Google eventi – Stessa cosa di cui sopra, anche se per gli eventi Google la promozione non è possibile all’interno del social network, ma anche qui si può contare sugli “accerchiati”
  3. Eventbrite – Qui andiamo su qualcosa di molto più interessante, infatti EventBrite vi da diverse opportunità, compreso il booking in cambio di una piccola provvigione sul biglietto. Ma la cosa più interessante è tutto il sistema di statistiche e la parte affiliati. Quest’ultimo tool è davvero fantastico. Vi consente infatti di creare degli url di tracciamento per potenziali interessati a darvi una mano nell’acquisizione dei corsisti. Potrete stabilire attraverso il configuratore, quale provvigione destinare a chi vi presenterà soggetti che poi acquisteranno il biglietto e parteciperanno quindi al vostro corso. Ribadisco, la cosa è fantastica, perchè consente a tutti di avere in pratica gratuitamente un vero programma di affiliazione da poter promuovere su larga scala. I vostri promoter, potranno guadagnare sia dal proprio profilo di un social, che, meglio ancora, dal proprio blog o sito aziendale o personale.
  4. Article Marketing – Assoldando uno o più copywriter, si potranno creare numerosi articoli che parlano del corso a venire, da distribuire poi presso siti di comunicati stampa, o meglio ancora presso siti verticali del vostro settore. Il tutto ha dei costi abbastanza contenuti e l’effetto può essere duplice. Infatti, mentre pubblicizzate il prossimo corso, potete anche fare link building verso una o più pagine che vi interessano per quelli a venire. Non vi resterà per i prossimi che cambiare orari, location e prezzi, potendo contare su un posizionamento organico che aumenterà di mese in mese.
  5. Lead Generation – Con la Lead Generation avrete l’opportunità di acquisire contatti di persona interessate e profilarle all’interno di una o più mailing list. Durante la presentazione di un particolare corso, le richieste che possono pervenire sono di ogni genere. Non tutti possono in quella città o in quel giorno, per cui una volta individuate le esigenze di tutti i potenziali interessati, potrete anche creare nuovi eventi e inviare inviti diretti a coloro che risiedono in quella città, piuttosto che coloro che possono in un’altra data

Se avete altre idee o esperienze personali a riguardo, commentate pure l’articolo; ci darete modo di aggiornare una lista che potenzialmente non ha fine, per gli utenti che hanno questo tipo di esigenza.

Per tutto il resto ricordatevi che ci siamo noi >>

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Google konfessione sciocc

Google.. ci legge nel pensiero?

Non ho mai tempo per usare i social come dovrei, ovvero ogni tanto divagarmi e condividere magari qualche immagine divertente di cui parlare tipo quella che vedete in cima all’articolo.. Ma ieri sera mi sono soffermato su questa infinita discussione perchè è bene sdrammatizzare da subito, visto che qualcuno ormai vede in ogni cosa una “teoria del complotto

Intanto un grazie particolare a Carlotta Silvestrini che mi ha passato la palla per queste 2 righe 🙂

Ma ecco il post in questione :

Quindi un grazie anche alla nuovissima funzione Google+ Embedded Posts

Insomma come dicevamo qualcuno, anzi la maggior parte dei frequentatori dei social, ha paura che i propri pensieri siano fonte di nutrimento per Google.

Ma di cosa si nutre Google?

Google mangia contenuti, di ogni genere; nuovi, vecchi, scritti male, perfetti lato seo, flash, html, xml e chi più ne ha più ne metta.

Tanto per darvi un’idea di come funziona l’apparato digerente di Google, se voi provate a cercare un termine tipo “Adgrt674jutyr78”, che non esiste nel suo database, riceverete un messaggio che google odia :

La ricerca non ha prodotto risultati
La ricerca non ha prodotto risultati

Ora, quando avete un attimo provate a creare qualunque contenuto, che contenga tale termine, così come l’ho scritto io, va bene anche un pensiero nella propria bacheca di Facebook, Google Plus, Myspace e così via. Meglio ancora se creo un articolo nel mio blog e lo ottimizzo per questa “parola chiave”. Uscirò sicuramente al primo risultato, anzi sarò l’unico, finche qualcun altro non entrerà in competizione per lo stesso termine.

Da subito manterrò la posizione, perchè avrei il diritto di anzianità, ma poi subentrando altri 199 parametri dell’algoritmo scenderò con molta probabilità, a vantaggio dei siti con più trust.

La velocità con la quale la mia pagina verrà trovata da Google sarà più elevata, tanto più sarà ricercato il termine. Per cui se nessuno, almeno una volta lo digiterà nella casella di ricerca, ne tantomeno lo citerà in altri contenitori che non siano il genitore, impiegherà più tempo. Se invece il mio post verrà ricondiviso da qualche profilo in un qualunque social, interverrà il segnale sociale che lo farà balzare in SERP in men che non si dica.

Per non annoiarvi troppo chiudo qui questa cosa di cui non è necessario parlare ora. Era solo per capire come funziona Google con alcuni contenuti e come mangia.

Per cui a Google interessa quello che mettiamo in rete e non i nostri pensieri.

Poi interviene il modo in cui Google gestisce le informazioni che acquisisce e qui scatta il parallelo con l’immagine tanto discussa.

Infatti, visto che nonostante per molti sembrerà del tutto normale, per alcuni utenti non è semplice reperire le informazioni più pertinenti rispetto alla propria necessità, per cui ecco che arrivano i suggerimenti di ricerca.

Negli anni questo tool è cambiato di molto. Infatti nella prima versione, accanto ad ogni termine comparivano anche il numero dei risultati che restituiva ogni ricerca, oggi non più.

Ma proprio il fatto che qualcuno tema cospirazioni o ritorsioni riguardo le sue abitudini di navigazione da parte di Google, richiede questa piccola spiegazione.

In pratica la ricerca suggerita è migliorata sempre di più, fino ad oggi. Oggi potreste ottenere suggerimenti diversi in luoghi, ip, fasce orarie, e utenti diversi. Se siete loggati o no conta fino ad un certo punto, perchè, soprattutto se usate Chrome, ma anche altri Browser, Google è in grado di interagire con la Cache di ognuno di essi, e quindi con la cronologia. E’ questa che fa scattare la domanda :

“Ma Google mi legge nel pensiero? “

Le nostre abitudini sono già li, nel nostro browser, sia che siamo loggati che sloggati da Google, sia che siamo in modalità anonima che non, per cui niente paura, quello che Google sa glielo abbiamo già detto. Per questioni di usabilità, diciamo, ci suggerisce delle cose che sa già che potremmo cercare in quel momento o in quel posto.

Fate ad esempio una prova. Se siete a Roma e iniziate a cercare Ristorante, vi metterà vicino la parola “Roma” perchè se dovete mangiare non potrete andare di certo a Milano, soprattutto se sono le 8 di sera. Se in più ad esempio, avete già fatto una o più recensioni ad un particolare ristorante, ecco che vi metterà il nome di quest’ultimo, perchè pensarà che vi piacerebbe tornarci.

Tutto questo è gestito con i Cookie, i veri padroni delle nostre abitudini. Per questo da un po’ di tempo, per ragioni legali, sono stati costretti a inserire quel pulsantino Blu che compare in basso in homepage e in alto nelle ricerche.

Approvazione Cookie Google
Approvazione Cookie Google

Fate anche un’altra prova. Mentre state guardando un film con Ben Affleck, provate a cercare sul vostro pc, cellulare o tablet cominciando a scrivere “Ben…”. Quanti personaggi famosi si chiamano “Ben qualcosa”, ma come primo vi darà proprio il suggerimento dell’attore, perchè nello stesso momento, milioni di persone staranno twittando che stanno guardando lo stesso film, cercheranno come voi lo stesso attore, e così via. Questi sono tutti segnali che Google, facendo questo di mestiere, riesce ad elaborare non solo in tempo reale, ma anche con un po’ di anticipo, restituendo all’utente immediatamente ciò che in quel momento soddisfa di più la sua necessità di ricercare.

Il mestiere di Google è quello di dare risposte, per cui state calmi quando vedete immagini così.

Sono solo scherzetti per fare un po’ di “+1” o “mipiace” sulle condivisioni

Il vostro Emanuele Tolomei

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Reactive SEO

Con il termine Reactive SEO, SEO reattiva, si intende la capacità del professionista SEO di rispondere in modo dinamico (reattivo) ai segnali negativi che gli si pongono davanti.

Cali di traffico improvvisi (cosidetti “drop”), calo delle posizioni imprevisto e così via, sono tutti eventi negativi che possono capitare.

Attraverso un progetto di Reactive SEO, il consulente SEO prepara delle strategie preventive, nel caso in cui si verificassero le condizioni avverse.

Chi si basa sulla strategia di Reactive SEO, per esempio, predispone un fondo extra da dedicare al SEM nel caso in cui ci sia un imprevisto nei risultati organici.

Doodle

Un Doodle non è altro che un logo di Google “speciale“, opportunamente modificato in base a eventi nazionali/internazionali degni di essere ricordati.

Feste religiose, eventi internazionali, grandi scoperte storiche e molto altro: Google sostituisce il suo logo ufficiale, per 24 ore, in onore di queste occasioni.

Ogni volta che c’è un Doodle, oltretutto, è sufficiente cliccarci sopra per accedere alla SERP in cui trovare maggiori dettagli riguardo l’evento.

Questa è la lista dei doodle mostrati da Google nel 2013.

http://www.google.com/doodles/finder/2013/All%20doodles

EMD

EMD è l’acronimo di Exact Match Domain, dominio a chiave esatta.

In ambito SEO l’EMD è un nome di dominio che contiene una keyword, generalmente competitiva, per la quale ci si vuole posizionare.

Nel caso di un sito che vuole posizionarsi per la keyword “Appartamenti Milano”, l’EMD per eccellenza sarebbe appartamentimilano.it , ma vengono considerate EMD anche le versioni .org, .com, .net, ecc

L’EMD, sopratutto prima dei recenti aggiornamenti dell’algoritmo, ha dato ottimi vantaggi SEO in termini di posizionamento. Non era raro vedere siti giovani con la chiave esatta superare siti molto più anziani che puntavano sul brand.

Negli ultimi mesi il vantaggio degli EMD si è ridotto notevolmente e, probabilmente, in futuro verrà eliminato.

Google

Google è un’azienda americana quotata in borsa, fondata nel 1997 da Larry Page e Sergey Brin.

Il suo prodotto principale è il motore di ricerca Google: il “search engine” più utilizzato al mondo.

Negli anni, però, Google è diventata un vero e proprio polo tecnologivo e innovativo: oggi Google ha dei servizi proprietari per la gestione della posta elettronica, video, rubriche, calendari, cloud storage, mappe satellitare e molto altro.

Recentemente Google ha anche lanciato il proprio social network, Google+, in aperta concorrenza con gli ex dominatori del mercato, Twitter e Facebook.

I progetti futuri di Google sono incentrati principalmente sull’evoluzione tecnologica e culturale: in cantiere, infatti, ci sono progetti come i Google Glass, le automobili autoguidanti, il traduttore vocale istantaneo e molto altro.

Long Tail

In ambito SEO, si defininisce Long Tail, una keyword lunga, composta da più di una parola.

Una long tail è una keyword che, per antonomasia, gode di meno concorrenza nei motori di ricerca ed è, generalmente, più facile da posizionare.

Esistono eccezioni a questa regola: per esempio il nome di un prodotto, che può essere formato anche da 6-7 parole, può essere più competitivo di chiavi più corte.

Tra il 4 e il 29 novembre 2013 si terrà il Social Media, SEO & Web Marketing SuperSummit del 2013: un’evento imperdibile per chiunque opera nel web.

Sul sito ufficiale dell’evento è possibile trovare tutte le informazioni relative al programma, tempi, i relatori, ecc.

L’evento sarà interamente online: basta collegarsi in diretta allo streaming dell’evento per seguire gli interventi minuto per minuto.

Il SuperSummit si svolge in 4 settimane: ci saranno 2 ore di intervento ogni giorno dal lunedì al venerdì.

I relatori sono già numerosissimi, di altissimo livello e, se non bastasse, aumentano di giorno in giorno: SEO specialist, consulenti di marketing, CEO di aziende affermate così via.

E’ possibile seguire lo streaming in modo totalmente gratuito (il “pass” base, infatti, è gratis).

Inoltre, è possibile acquistare il pass premium per ottenere numerosi vantaggi tra cui la possibilità di accedere ai video registrati e report avanzati. Con il pass premium è possibile inviare domande ai relatori, e scaricare alcune risorse “extra” altrimenti inaccessibili.

Ti interessa questo evento? Registrati subito!

Grafico delle registrazioni alla mailing list

Come crearsi una mailing list profilata

Benvenuti anche oggi nella mia personalissima rubrica, in cui cerco di spiegare alle persone non del settore, come spesso si usano gli utenti in un sito web; in questo caso vedremo come creare una mailing list profilata.

Come sempre, mi auguro che queste storie destino curiosità/idee per nuovi e futuri marketers 🙂

Prendo ad esempio uno dei nostri maggiori casi di successo, Matteo Salvo.

Chi è e cosa fa Matteo lo trovate su Google, qui andiamo al sodo.

Lo scorso anno, Matteo mi fece vedere una registrazione di un suo intervento ad un convegno sulla dislessia.

Durante questo intervento, c’è una parte in cui insegna ai bambini le tabelline con un metodo del tutto inaspettato.

Usando le dita delle mani, messe in un modo particolare, riesce a far contare dei bambini, che fino ad un attimo prima hanno  difficoltà serie di ragionamento e di attenzione.

Le persone in sala sono rimaste così affascinate da Matteo, che la sua permanenza al convegno ha richiesto più del tempo che si era prefissato in agenda.

Non potevo non cogliere quel segnale, e chiesi a Matteo se aveva del materiale a riguardo. E lui mi rispose di sì, infatti aveva un video, un po’ mezzo nascosto nella sua area dedicata del sito, in cui in modo professionale, spiegava questa tecnica.

Che dire.. non feci altro che 2+2 ( senza usare la sua tecnica 🙂 )

Abbiamo creato una pagina e l’abbiamo chiamata : Come imparare le tabelline in 3 minuti!

All’interno della pagina, è stato poi inserito all’inizio il video integrale della tecnica, e poi sotto, tutta la parte testuale scorporata dal video, per chi preferisse leggere piuttosto che guardare.

Il successo è stato incredibile, vi faccio vedere le statistiche di quella singola pagina, prese dal sito di Matteo :

Andamento delle visite della pagina : come imparare le tabelline
Andamento delle visite della pagina : come imparare le tabelline

Come potete vedere l’andamento è prettamente stagionale e inevitabilmente collegato all’anno scolastico.

Per tutto un buon periodo, fino a gennaio inoltrato, non abbiamo svolto nessuna attività, anche per non rischiare di perdere la prima posizione nei motori, che ci garantiva molto traffico e richieste per i corsi di Matteo.

Ma a metà gennaio ho pensato di spingere un po’ l’acceleratore, visto che il contenuto del tutto gratuito era visto da migliaia di persone al giorno.

Ho pensato di spaccare semplicemente il video, prendendo la parte iniziale dove Matteo introduce la tecnica, e mettere un form di registrazione ad una mailing list, per proseguire e vedere il resto del video.

La cosa ha causato una piccola perdita di posizioni in Google, perchè ovviamente a questo punto il testo nella pagina, e anche la permanenza degli utenti in essa è calata di molto, ma la cosa fantastica è stata, che a costo di vedere la tecnica di Matteo gratuitamente, decine di persone hanno iniziato a compilare quel form, magari anche tu che ora stai leggendo 😉

Di seguito l’andamento delle registrazioni dal momento dell’inserimento del form nella pagina :

Grafico delle registrazioni alla mailing list
Grafico delle registrazioni alla mailing list

Sono rimasto sconvolto anche io quando ho iniziato a vedere i numeri di quella lista, che ad oggi segna 3,412 utenti attivi; di seguito il grafico :

utenti tabelline
utenti tabelline

I markettari più incalliti conoscono benissimo grafici e tabelle di Aweber e mi auguro non mi prendano in giro se loro avrebbero fatto di meglio, ma questo è quello che ho potuto fare con un ottimo contenuto e un’idea semplicissima.

Per gli utenti invece non c’è alcun pericolo di spam, perchè ovviamente possono cancellarsi in qualunque momento, ma il fatto che solo 349 su 3761 si siano cancellati, vi garantisco che è sintomo di un buon lavoro e di utenti soddisfatti.

Ad oggi quegli utenti vengono disturbati una volta ogni uno / due mesi con delle proposte ad essi riservate, come facenti parte di una categoria prediletti tra gli utenti del nostro Matteo.

Per chi stesse leggendo ora, Matteo anche stamattina sarà a Radio Uno alle 11:38 ospite in una trasmissione.

Non aggiungo altro se non, commentate commentate commentate 🙂

Vi amo, Emanuele Tolomei

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