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Processo breve: sarebbe breve davvero?

Angelino Alfano - Ministro di Giustizia

Angelino Alfano - Ministro di Giustizia

In attesa che sia varata la riforma del “processo breve“, viene spontaneo chiedersi se la norma che si cerca di introdurre non sia il solito pannicello caldo che non risolverà i problemi.

La giustizia italiana rappresenta un vero scandalo internazionale tanto che i giudici della Corte di Strasburgo, mentre analizzano i casi delle altre nazioni per singoli episodi, quelli italiani li trattano per grandi numeri. Se è vero che attualmente sono pendenti in Italia tre milioni e trecentomila processi penali, il rimedio proposto non serve a nulla perché il problema sta a monte ossia nell’estrema complessità degli adempimenti connessi ad ogni singola procedura, formalità introdotte da interessi settoriali, soprattutto della classe forense, assai ben rappresentata in Parlamento.

Quando si varò il condono lo si fece con il dichiarato proposito di decongestionare le carceri. Risultato: oggi sono più congestionate di prima e le condizioni di sovraffollamento sono a dir poco inumane.

La stessa cosa avverrà per i processi.

Il problema effettivo è che si fanno predisporre i disegni di legge ad elementi che non hanno alcuna pratica di uffici giudiziari. Lo dimostra il fatto che si prevede una durata massima di due anni per ogni grado di giudizio, quando si sa che in primo grado bisogna raccogliere le prove, esaminare testimoni, disporre eventuali perizie e quant’altro, mentre in Appello e in Cassazione occorre solo esaminare gli atti già acquisiti. Comunque sommando i tempi di giudizio (6 anni) con quelli istruttori si potrebbe arrivare ad 8 – 9 anni ed è una vera vergogna attendere tanto tempo per delibare una notizia di reato.

Se non si affronta il problema, sfrondando le procedure da formalità superflue che non garantiscono nulla, se non si affronta una “seria” depenalizzazione, se non si abolisce la necessità della c.d. “difesa tecnica” almeno per i reati minori non si risolverà mai nulla e non ci potrà essere un vero impegno nella repressione e nella risoluzione dei casi più gravi, che negli ultimi tempi, si sono fatti sempre più intricati: vedi delitti di Chiara Poggi, di Meredith, di Simonetta Cesaroni, di Ciccio e Tore, di Alberica Filo della Torre, di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, di Denise Pipitone e innumerevoli altri episodi rimasti insoluti.

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