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La perversione, malattia del nostro secolo

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Perversione

Il novecento è stato definito il secolo della “nevrosi” : i nostri desideri repressi non venivano alla luce e la nostra mente, per compensare l’incapacità di dare libero sfogo ad ogni desiderio, ricorreva a sintomi più o meno evidenti (eccessivo controllo, isteria ,ecc).

Il nostro secolo è stato definito della “perversione” : la pulsione dell’uomo viene assecondata e deve essere vissuta anche se può costare molto a chi ci sta vicino.

Oggi si parla di pedofilia come manifestazione più alta di questa patologia,:

La Pedofilia è una perversione sessuale che comporta attività sessuale con bambini prepuberi (generalmente di 13 anni o più piccoli).

Spesso il sentimento di repulsione verso queste persone non ci permette di difenderci nel giusto modo dalle perversioni. Quando si parla di abuso verso un bambino non si può parlare unicamente della persona che commette l’atto, ma si deve parlare di famiglia abusante o contesto sociale malato.

Infatti, l’abusante sceglie le sue vittime in modo accurato, crea una relazione lavorando sui punti deboli di chi si trova sfortunatamente nella sua strada.

Parlo di questo difficile argomento perché qualche tempo fa nella mia città (Vicenza) è successo un fatto : la polizia ha scoperto l’incredibile dramma di una studentessa di 16 anni soggiogata da un adulto tramite pratiche esoteriche e sessuali : l’uomo è finito in cella, accusato di stupro e violenza su minore (i fatti si sarebbero ripetuti per più di un anno) .

Non passa giorno senza che gli organi d’informazione riferiscano di nuovi casi, L’offerta di informazioni è considerevole, ma, nonostante le numerose richieste in questo senso, continuano a mancare una metodologia di approccio sistematica che tenga conto di tutti gli aspetti del problema.

Oggi solo un intervento comune di prevenzione può aiutare a diminuire casi di abuso, promuovere le competenze dei genitori, di chi si occupa dell’educazione e dell’assistenza ai bambini e delle persone che nel quadro delle loro attività possono e vogliono trasmettere conoscenze utili.

Volevo segnalare, a questo proposito, un’iniziativa che è partita a Verona con la creazione di un centro di ascolto 24 ore su 24 (045.8673411).

Nel Veneto, inoltre, da qualche anno vi è una rete di centri regionali di cura e protezione che sono luoghi di presa in carico, di terapia e di riabilitazione, con la presenza di figure professionali specializzate (psicologi, pediatri, neuropsichiatri, assistenti sociali, esperti in scienza dell’educazione) che si coordinano con i servizi, accompagnando il bambino e/o l’adolescente maltrattato o abusato nell’eventuale percorso giudiziario, così come previsto dalla convenzione di Strasburgo.

Concludo dicendo che in questo caso “l’unione fa la forza”.

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